Tagli del Contributo statale al teatro: ERT penalizzata

Sono state rese note qualche giorno fa le quote ministeriali di finanziamento del teatro danza e festival, e subito sono nate le polemiche.

La fondazione Emilia Romagna Teatro (ERT) ha registrato un aumento nella graduatoria premiale dei finanziamenti che l’ha portata ad essere riconosciuta con i suoi 95,85 punti la prima fondazione più importante del Paese. «Un traguardo importante», spiegano il Presidente e il Direttore, Giuliano Barbolini e  Claudio Longhi.

Nonostante il riconoscimento prestigioso, il Presidente e il Direttore hanno delineato un grave problema di sottodimensionamento del finanziamento che è già in atto da oltre un anno, « oggi che siamo oltre la metà della gestione corrente, con impegni già fissati per la conclusione dell’esercizio, ERT patisce un taglio per il secondo anno consecutivo. Dopo la decurtazione subita nel 2018 di € 68.561,00 (ridotta a € 35.090,00 con la seriore integrazione disposta dal Ministro Bonisoli), per il 2019 (anno, tra l’altro, del primo aumento del 5% delle retribuzioni dei lavoratori dello spettacolo in base al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale) la Fondazione riceve un contributo di € 1.858.212,00, registrando così un taglio di € 91.476,00 rispetto al contributo dell’anno precedente».

Direttore e presidente di ERT sottolineano che la loro denuncia “prima ancora che per la tutela degli interessi della nostra struttura, è fatta per il profondo rispetto che nutriamo per il lavoro teatrale. La consapevolezza di avere in cura la gestione di un bene comune prezioso come il teatro, uno dei valori fondativi della nostra identità culturale italiana ed europea, ci impongono di chiedere ragione di quanto sta accadendo nella quasi assoluta mancanza di attenzione da parte dei più”.

La questione più allarmante è che il fondo di finanziamento statale a queste attività (FUS) ammonta a 345.966.856 euro (con un aumento rispetto lo scorso anno di soli 2.025.058) sembrano tanti ma in realtà è nulla paragonati a quello che gli Stati europei investono in cultura e spettacolo: l’Italia spende circa  lo 0,2 per cento del Pil mentre la Francia supera l’1 per cento.

La considerazione finale che ci sentiamo di esprimere è che ancora una volta l’Italia si dimostra incapace di valorizzare le proprie eccellenze e di sostenere le attività artistiche e culturali che ci hanno resi importanti nel mondo. Auspichiamo un cambio di rotta importante ma negli mesi abbiamo già potuto constatare che sarà molto difficile.

Alessio Dondi

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