Societas

Incapace di perdersi nella profonda dolcezza dell’essere e annichilita dall’ostentazione maniacale dell’apparire, la società viene divorata, per poi essere rigurgitata, da un leviatano mediatico.

In questo paradiso dell’immagine si confondono saccenteria e sapienza, arroganza e sicurezza mentre si alimenta la frenetica disinformazione.

Per questo ogni sorta di populismo, sovranismo e nazionalismo riesce a fare breccia nelle menti delle persone, perchè è così diretto, semplice e crudo da non necessitare di alcun tipo di elaborazione, anche se ad una attenta analisi è evidente che populismo, sovranismo e nazionalismo non sono null’altro che una fuga da ogni tipo di controversia e un rifugiarsi nella nociva semplicità dell’ignoranza rinnegando la leggerezza della conoscenza.

Individuo e società si comportano come ritmo e armonia e si completano come armonia e caos, ma nella società dell’immagine l’uno prende periodicamente il sopravvento sull’altro trasformandosi in individualismo e massa.

La disuguaglianza sostanziale si radica in un sistema di perfetto e sconclusionato equilibrio, trovando ragion d’essere nel mero qualunquismo, nel rifiuto del dialogo e nell’inseguimento di una inesistente perfezione che porta l’uomo ad accontentarsi.

Ci si accontenta, sì, ci si accontenta del poco che si ritiene di possedere e non si rischia mai, per timore di perdere una fittizia immagine di se che ha soffocato ogni scintilla di personalità e di iniziativa.

Si guarda al progresso come ad un’entità indipendente dall’umanità e non come al frutto della stessa, assopendo curiosità e voglia, alimentando così futili bisogni e, ancor peggio, ritenendo che la conoscenza sia proprietà di pochi, quando in realtà è un diritto di tutti.

Passione, creatività e dubbio rendono liberi, di perdersi nel folle viaggio chiamato Vita, talmente folle, a volte, da farci correre fino a strozzare il respiro e preziosa, sempre, da meritare il nostro rispetto e la sua difesa.

Sporcarsi di vita per poi non avere rimorsi o rimpianti, comprendendo che l’avere tutto e subito non è mai stato possibile e mai lo sarà e in questo trova senso l’esistenza, tanto nella costruzione quanto nell’ottenimento.

Riconoscere che paura non significa vigliaccheria, ma che vigliaccheria è fingere di non avere paura  e mettersi in gioco difendendo le proprie scelte, quindi, conoscere ciò che si ritiene giusto e ancor di più ciò che si ritiene ingiusto.

Nessuno è indispensabile, ma ognuno è una componente necessaria di questo meraviglioso spettacolo che trova forma e sostanza nel diritto alla Vita e nel dovere di viverla.

 

Alessandro Stefani

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