TRA UN PRO E UN CONTRO…

 

Tema alquanto frequente, tra le preoccupazioni dei più anziani e le ambizioni dei giovani, è quello relativo  alla legalizzazione della marijuana.

Circa il 73% degli italiani secondo un sondaggio IPSOS, spera per l’Italia in un cambiamento simile a quello avvenuto in altri paesi, quello stesso cambiamento che ha permesso il riconoscimento della marijuana quale sostanza legale, seppur con alcune restrizioni.

Tra questi paesi ricordiamo il Canada, la California, l’Olanda ed il Bangladesh; mentre in Spagna, in Portogallo, in Svizzera, in Austria ed in alcuni paesi dell’America del sud è consentito unicamente il possesso di esigue quantità, tassativo è invece il divieto di spaccio e vendita.

Volgendo lo sguardo verso l’altra faccia della medaglia, ritroviamo tutti i paesi in cui non è ammesso l’utilizzo della cannabis.

Tra questi  la Romania, il Belgio e la Francia, che prevedono come sanzione la detenzione in carcere;  vi sono inoltre l’Iran, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, che prevedono una condanna a pena capitale; ed infine la Cina, che ha impostato campi di lavoro e di rieducazione.

Mentre invece in Italia?

Attualmente viene autorizzato il consumo della sostanza stupefacente in questione solo a scopo terapeutico e con prescrizione medica; si tratta di una sostanza assunta da coloro che sono affetti da malattie quali fibromialgia, sclerosi multipla o cancro e da tutti coloro che si sottopongono periodicamente alla chemioterapia.

I favorevoli e i contrari da tempo si prodigano a cercare consensi per dare credito alla nota proposta.

Sicuramente forti sono le argomentazioni che entrambi i gruppi portano a sostegno della loro tesi.

Il primo, che risulta essere senza dubbio il più nutrito, ricorda che, attraverso la legalizzazione della marijuana, sarebbe possibile contrastare il narcotraffico, risparmiare sui costi della repressione e tutelare la salute pubblica.

Si assisterebbe, così facendo, ad un progressivo passaggio da un mercato illegale di sostanze nocive ad un mercato legale regolato da norme prefissate.

Altrettanto solide sono le ragioni del secondo gruppo, il quale puntualizza in primis che la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti non ha ragione di esistere poiché entrambe creano dipendenza e la marijuana, in coerenza con la sua natura, la crea.  Degno di nota è inoltre il delicato e difficoltoso percorso che bisogna sostenere per interrompere tale assuefazione. Da non sottovalutare il fatto che il THC, principio attivo della cannabis prodotto dai fiori della pianta di marijuana, contenuto sia in quest’ultima che nell’hashish, aumenta i rischi di danni al sistema immunitario, di malattie cardiovascolari e di anomalie neonatali.

Il nostro paese, diviso in due fazioni, deve inevitabilmente sostenere su questo argomento scontri sia di natura argomentativa, sia di natura sociale, sia di natura legislativa.

Ambigue e rimesse alla discrezionalità del singolo individuo sono i profondi pensieri sopra riportati, certo è invece che tutti gli italiani favorevoli dovranno limitarsi, ancora per un po’, ad ammirare l’erba del vicino.  

 

 

Matilde Lonighi

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