L’Approfondimento: Bolivia tra Covid-19, instabilità politica e lo spettro dell’autoritarismo nazionalista.

Da questa domenica nasce “l’Approfondimento”, uno spazio in cui la redazione dello Strillone approfondirà in modo più puntuale tematiche e notizie nazionali e internazionali, che meritano di essere analizzate più nel dettaglio.

Come prima notizia per battezzare la nascita di questa nostra sezione, abbiamo deciso di approfondire la situazione di crisi politica e sociale in Bolivia.

In tutto il Sud America stiamo osservando che il Covid-19 è andato ad esacerbare delle condizioni di crisi endemiche in molti stati come il default finanziario dell’Argentina e le politiche scellerate di Bolsonaro, oppure sta purtroppo mietendo molte vittime tra tutte le comunità indios presenti nel continente.

La Bolivia in tutto ciò sta vivendo questa pandemia nella più totale incertezza politica istituzionale dovuta alla dimissione del “Presidentissimo” Evo Morales e la gestione dell’auto proclamata presidente dell’opposizione Jeanine Áñez. 

STORIA DI UN PAESE DIVISO E DISEGUALE

 

La Bolivia ha visto nella sua storia, come tutto il continente sudamericano, la dominazione coloniale spagnola. Nella storia politica degli ultimi settant’anni il paese ha vissuto diverse fasi di politica autoritaria e di democrazia. Dal 1952 al 1964 il Movimiento Nacionalista Revolucionario (MNR), partito a vocazione populista di sinistra, ebbe la maggioranza in parlamento e riuscì ad attuare diverse riforme vitali per il paese come quella del suffragio universale e per la scolarizzazione della maggior parte del paese.

Tuttavia, nel 1964 ci fu un colpo di stato che portò il paese ad essere governato da militari che si appoggiarono anche a formazioni naziste e fasciste per mantenere il potere. Fu in questi anni che il conflitto sociale e ed etnico si esasperò ancor di più.

Dal 1982 si tornò alla democrazia, che è presente ancora oggi, in cui diverse forze politiche si contesero il primato all’interno del paese. Lo scenario politico venne principalmente conquistato dal MNR, che nel frattempo passò da posizioni populiste di sinistra a posizioni economiche neoliberiste e si spostò a destra.

Gonzalo Sanchez de Lozada, che fu presidente per due mandati (1993-1997; 2002-2003), fu il principale artefice delle privatizzazioni della maggior parte delle industrie e dei possedimenti statali. Queste politiche tuttavia portarono grosso malcontento all’interno della popolazione boliviana e si arrivò al culmine delle proteste con la tentata vendita dei diritti di estrazione di gas naturale alle multinazionali.

Questa operazione portò l’attenzione pubblica ancora una volta a rivoltarsi contro le politiche del governo e nel 2003 Sanchez de Lozada si dimise.

Sempre quell’anno l’ex sindacalista indigeno Evo Morales a capo del Movimento per il Socialismo – Strumento Politico per la Sovranità dei Popoli (MAS) riuscì a farsi eleggere con un programma basato sull’antiimperialismo, anticolonialismo e antiliberismo.

Morales fu il primo presidente indigeno della storia del Bolivia. Infatti, fino alla sua elezione tutti i presidenti del paese provennero dalla minoranza bianca che rappresenta circa il 15% della popolazione.

Il presidente condusse diverse riforme per diminuire l’indice di povertà e analfabetismo e ha governato con il favore della popolazione fino a questo novembre del 2019.

A seguito del suo tentativo, riuscito, di modificare la costituzione per potere partecipare alla quarta elezione consecutiva, le opposizioni hanno cominciato a premere sul malcontento della popolazione per screditare il suo operato. Alle ultime elezioni generali del 2019 Morales ha vinto, tuttavia visto il margine di soli dieci punti in percentuale dal secondo classificato le opposizioni hanno accusato il presidente uscente di brogli e dopo settimane di scontri ha dovuto rassegnare le dimissioni.

Al momento la presidente della Bolivia è Jeanine Áñez, membra del Movimento Democratico Sociale partito fortemente conservatore e clericale, e si è autoproclamata con il consenso solamente delle opposizioni.

 

LA SITUAZIONE OGGI 

 

Da qui iniziano i maggiori problemi per lo stato sudamericano. A causa della pandemia del Covid-19 le elezioni sono state rinviate a data destinarsi e solo dopo diverse mobilitazioni di piazza e dei sindacati dei minatori, che rappresentano una parte molto forte nel paese Anez ha deciso di convocare le elezioni per settembre.

Ciò che più spaventa le forze socialiste e progressiste del paese sono i provvedimenti e la gestione della crisi pandemica da parte di Anez.

Come prima cosa ha riportato la religione cattolica a religione di stato, che era stata abolita da Morales per garantire maggiormente la libertà di culto.

Come abbiamo evidenziato in precedenza, il paese ha sempre avuto al suo interno una forte divisione tra bianchi e indigeni e fino all’elezione di Morales nessun indio ricoprì questa carica così importante. Per la popolazione indigena la religione cristiana rappresenta il credo dei colonizzatori e delle torture subite per secoli.

Anez inoltre si è subito contraddistinta per una smaccata politica anti indios ed è arrivata ad affermare che “Bisogna evitare che i selvaggi tornino al potere”L’insulto era riferito all’ex-presidente in esilio in Messico, ma tutta la comunità indios non ha reagito molto bene a queste esternazioni.

A complicare una situazione già complessa si è aggiunto il Covid-19. Il grande malato del Sudamerica è il Brasile, e come a macchia d’olio l’epidemia ha raggiunto gli altri paesi, anche la Bolivia.

L’unico obiettivo del governo di Anez doveva essere quello di far transitare il paese fino a nuove elezioni che erano previste per il 3 maggio. Tutto da rifare quindi e la presidente si è vista prolungare il proprio mandato fino a “sino die”.

Questa situazione poteva giustamente portare vantaggi alla presidente ad interim, se non fosse che la gestione non senza problemi della pandemia e gli scandali giudiziari che hanno colpito il ministero della salute che hanno anche  portato all’arresto del Ministro Marcelo Navajas per frode ai danni dello stato, hanno fatto perdere molta credibilità nella sua persona e i sondaggi dei media boliviani la danno in svantaggio dietro al candidato di MAS Luis Arce, ex ministro dell’economia di Morales.

Ad acutizzare il conflitto sociale già alto nel paese dovuto anche alle misure coercitive per coloro che mettono in dubbio l’operato del governo portando all’arresto immediato; i sindacati Central Obrera Boliviana (Cob) e la Federación Sindical de Trabajadores Mineros de Bolivia (Fstmb) stanno protestando per le difficili condizioni lavorative di molti cittadini che non hanno le dovute protezioni individuali contro il covid-19 sui luoghi di lavoro e hanno non a caso lanciato alla presidente un chiaro ultimatum: o convoca le elezioni al più presto o la sollevazione del popolo ha tuonato il segretario dei minatori Orlando Gutierrez.

 

SOCIALISMO DEL XXI SECOLO O NEOLIBERISMO?

 

La Bolivia non è molto diversa da altri paesi del continente sudamericano, nel senso che è riuscita a raggiungere un livello di benessere modesto per la sua popolazione, sebbene gran parte della ricchezza del paese oggi sia relativamente recente e dovuta alle riserve di risorse naturali del paese e ciononostante non è stata in grado di arrivare a livello dei paesi del primo mondo e la sua storia economica è incredibilmente travagliata. Il paese ha attraversato diversi periodi di alta inflazione, che è riuscita a combattere solo con riforme fiscali e monetarie molto pesanti.

La volontà della classe politica del paese di raggiungere i paesi più sviluppati portò la Bolivia ad essere uno dei primi paesi ad aver cercato la via della crescita tramite quello che sarebbe poi diventato il Washington consensus, una serie di riforme strutturali dell’economia in senso liberista (quindi privatizzazioni ed in generale diminuzione del ruolo dello stato).

Una grande svolta nella politica economica avvenne quando venne eletto Evo Morales (un sindacalista indigeno) nel 2004, cambiando la politica del paese in senso statalista e cancellando molte delle precedenti riforme (in un clima generale che nei paesi latinoamericani era di rigetto dei programmi e delle riforme promosse dagli organismi come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale, Morales fu solo un esempio di una reazione verso la sinistra in tutto il continente).

Durante la presidenza Morales, il paese ebbe il più importante periodo di crescita economica della sua storia arrivando a quadruplicare il proprio Pil in meno di vent’anni, trainato da cambiamenti molto favorevoli nella domanda di alcune materie prime e la povertà andò a diminuire significativamente, così come in generale la disuguaglianza.

Nonostante questo, il paese è ancora abbastanza lontano dal raggiungere i paesi ricchi.

 

QUALE FUTURO?

 

Dopo le numerose pressioni da parte dell’opinione pubblica e dei lavoratori Anez ha concesso e fissato il nuovo appuntamento elettorale per il 6 settembre, COVID permettendo. Ma quale futuro si prospetta per il paese? Da una parte il MAS dopo l’esilio di Morales ha perso di credibilità ma pare dai sondaggi che Arce sia in vantaggio rispetto ai candidati di destra Mesa e a la stessa Anez, ma si sa che dei sondaggi bisogna fidarsi il giusto. Ciò che si auspicano milioni di cittadini boliviani è che vi sia più stabilità economica e sociale, visto che a causa della pandemia si stanno già verificando serie conseguenze che avranno un duro impatto sulle vite di molti cittadini.

Vi è infine da sottolineare l’importante notizia rilasciata in questi giorni dal New York Times che afferma che le ultime elezioni generali in Bolivia non furono così manomesse come denunciato dalle opposizioni e dall’OAS (Organizzazione degli Stati Americani).

Questa ulteriore rivelazione crea ancora più caos in una situazione alquanto difficile e precaria e solo nei prossimi mesi vedremo meglio che cosa accadrà.

 

Sezione Storica e Politica a cura di Alessio Dondi 

Sezione Economica a cura di Massimiliano Montorsi

 

Per approfondire 

 

Gli errori che la Bolivia non ha perdonato a Evo Morales

Bolivia, politica e Coronavirus

Bolivia: arrestato ministro della Salute

Bolivia, repressione dopo l’ultimatum di operai e minatori | il manifesto

Bolivia: indios per costituente, bianchi per devolution – Ticinonline

Storia contemporanea della Bolivia

A Bitter Election. Accusations of Fraud. And Now Second Thoughts.

Per la Sezione Economica

http://hdr.undp.org/en/2018-update

http://www.nber.org/papers/w25523

https://www.worldbank.org/en/country/bolivia

 

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