Middlesex: viaggio di una mutazione 

 

 

Ammiro la facciata del Duomo di Modena. Dei suoi fregi noto l’imperturbabilità, la capacità di ripetersi ogni giorno mentre la città e le persone che li sfiorano mutano inesorabilmente.

Eppure, in questa immutabilità si erge qualcosa di imprevedibilmente mutevole: da centinaia di anni, quel marmo custodisce la figura di un ermafrodito, una persona composta da due metà incessantemente in comunicazione fra loro.

Mi viene in mente un passaggio di un romanzo:

“Gli ermafroditi esistono da sempre. Da sempre. Secondo Platone l’essere umano originario è ermafrodito. Lo sapevi? In origine la persona era composta da due metà: una maschile e una femminile. Poi sono state separate. Per questo tutti sono sempre alla ricerca dell’altra metà. Tutti tranne noi che le abbiamo già tutt’e due.”

Middlesex è un romanzo di Jeoffrey Eugenides pubblicato nel 2002 che ci parla, appunto, di ermafroditismo ma non solo: ci interroga sull’identità dei suoi protagonisti, mettendo in discussione noi per primi.

Ma partiamo, appunto, dai protagonisti: Calliope Stephanides nasce nel Gennaio 1960, figlia di una famiglia di immigrati greci di seconda generazione, in una Detroit “straordinariamente priva di smog”; Cal Stephanides nasce invece nel 1974, a Petoskey, in Michigan, in un pronto soccorso di periferia, dopo una lite fra rivali in amore.

Se di Calliope conosciamo i primi passi, le cotte nascoste fra una lezione e l’altra, persino i cambiamenti del corpo che cresce fra gli sguardi dei passanti che mutano insieme a lei, di Cal sappiamo l’essenziale: è un bell’uomo, elegante e schivo, che sembra fare continuamente i conti con un passato che sembra essere sempre troppo presente.

Appare semplice, quasi banale, dire che Calliope e Cal siano in realtà la stessa persona. Potremmo anche azzardarci a fare qualche conclusione logica. Dire che Calliope è sempre stata Cal, o che quella lite del 1974 non sia stata nient’altro che un’epifania, e quel soggiorno in pronto soccorso nient’altro che una diagnosi da chiudere in una cartella da ignorare per andare immutabilmente avanti.

Di quella diagnosi ci viene fornito subito un nome: deficit di 5 alfa reduttasi. Si tratta di una condizione genetica, autosomica recessiva, il cui allele viaggia di generazione in generazione, aspettando di poter finalmente essere espresso. Tale deficit causa una mancata trasformazione del testosterone in diidrotestosterone, ormone essenziale per la comparsa dei caratteri sessuali secondari maschili (dipendenti dalla sua azione sono la comparsa della barba, la profondità della voce, addirittura l’insorgere della tipica calvizie maschile), dando luogo alla comparsa di un fenotipo sessualmente ambiguo. In gergo medico lo chiamano pseudoermafroditismo, ascrivibile alla categoria dei cosiddetti DDS (Disordini della Differenziazione Sessuale).

Parallelamente alla storia di Calliope, ai suoi cambiamenti e alla sua presa di coscienza, Eugenides racconta anche il viaggio intrapreso dal gene portatore di questo strano deficit. Lo ritroviamo in un piccolo villaggio dell’Anatolia, dove la leggenda narra che ogni tanto nascano bambine che, compiuto il decimo anno d’età, si rivelano ragazzi.

Proprio lì i due fratelli Stephanides, Eleutherios (Lefty) e Desdemona, si innamorano. Legati dalla genetica e dall’amore, decidono di sposarsi nel 1922, in fuga da una Smirne in fiamme, ormai decisi a lasciare il passato alle spalle. In questo senso la multietnica Detroit non è solo il giusto rifugio per i due giovani coniugi: non è solo un’opportunità, ma un luogo dove nascondere il loro segreto fatale.

Tracciamo quindi il percorso dell’allele, il suo barcamenarsi tra le onde dell’oceano Atlantico, l’approdo a Coney Island e finalmente l’arrivo a Detroit, dove sarà accolto da una sua copia identica, questa volta custodita dalla prorompente cugina dei due, Sourmelina.

Anche Sourmelina nasconde un segreto. Da sempre attratta dalle ragazze, cacciata dal suo villaggio per questo, raggiunge Detroit per contrarre un matrimonio di convenienza con l’oscuro Jimmy Zizmo, da cui concepirà una bambina, Tessie.

Anni dopo, il corredo genico di Tessie si mescolerà a quello di Milton, figlio di Desdemona e Lefty, in un crossing over che risulterà a favore dell’allele recessivo di cui tanto abbiamo seguito le sorti.

In questo coacervo di storie che si intrecciano, di fughe e di deficit enzimatici, di generi e definizioni che improvvisamente perdono valore, restiamo sbalorditi da quanto la storia di Calliope/Cal ci riguardi nel profondo delle nostre identità in continua mutazione.

In un presente dove spesso la questione della ricerca dell’identità viene sottoposta ad esemplificazione e banalizzazione, Middlesex è un libro che celebra l’unicità della nostra natura: ora tocca a noi apprezzarne la mutevolezza.

 

Alessandra Marani

 

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