The Boys: la distruzione dei supereroi

 

Lo scorso 21 luglio è stata una data importante per la cultura pop. Quella domenica infatti, c’è stato un sorpasso in cima alla classifica dei film che hanno incassato di più nella storia del cinema. Eravamo abituati a vedere Avatar (2009) e Titanic (1997) dominare questa lista, ma ora è Avengers: Endgame (2019) a primeggiare, a scapito dei film di James Cameron. Questo evento rappresenta il picco del genere dei film di supereroi che hanno affollato le sale in questi ultimi anni. Ed è questo il questo contesto storico-culturale nel quale Amazon, appena cinque giorni dopo, fa debuttare sulla sua piattaforma Prime video la sua serie “The Boys”.

Questa introduzione è stata necessaria poiché il tempismo è un elemento fondamentale per l’efficacia di questa serie: The Boys infatti tratta di sì supereroi, ma in maniera cinica e dissacrante, assimilando i vigilanti mascherati a celebrità avide, viziate e dal comportamento… non esattamente irreprensibile. Una premessa del genere trova modernità e risonanza poiché mai come ora i supereroi sono diffusi e conosciuti nella nostra realtà: i 2,8 miliardi di dollari che i Marvel Studios hanno intascato grazie ad Avengers: Endgame quantificano l’attuale popolarità dei super. In un mercato dell’intrattenimento saturo di eroi, questa serie è una boccata d’aria fresca rispetto alla solita storia sentita e risentita mille volte, con dettagli specifici differenti ma capisaldi inamovibili.

Ora, vorrei chiarire che personalmente sono un grandissimo fan dei film Marvel e che non li trovo noiosi o ripetitivi, ma è innegabile che la maggior parte di essi non sia esattamente rivoluzionario. The Boys usa a suo vantaggio la generale consapevolezza della struttura e degli elementi costitutivi di queste pellicole per sovvertire completamente il genere, creando così qualcosa di nuovo e praticamente mai visto prima.

La serie trova la sua sorgente nell’omonimo fumetto di Gareth Ennis e Darick Robertson del 2006, conosciuta per i suoi contenuti forti, macabri ed espliciti. La trama gira attorno ad un gruppo di scapestrati che, al corrente delle malefatte dei super, cercano di punirli per metterli in riga. Il mondo descritto da Ennis è un misto fra quello di Watchmen (graphic novel di Alan Moore del 1986 e film di Zack Snyder del 2009) e degli Incredibili (film Pixar del 2004 e del 2018 diretti da Brad Bird): una realtà poco lusinghiera ma terribilmente credibile dove una mega-industria fa da manager ai supereroi, con l’obiettivo di massimizzare i guadagni piuttosto che i gesti eroici. L’ideatore dell’adattamento televisivo Eric Kripke è partito da qui per andare più a fondo nella decostruzione del genere, cercando di ancorare a terra questi personaggi per renderli più sinceri e meno “mitici”.

Seppure azzardato, è abbastanza sensato dire che The Boys è per i film di supereroi quello che Il Trono di Spade è per il Signore degli Anelli: vediamo il perché.

L’autore dei libri del Trono di Spade, George R. R. Martin, parlando della saga di Tolkien in un’intervista a Staten Island Advance dice: “Alla fine dei libri Aragorn diventa re e ci viene detto che regnò saggiamente per gli anni a venire. Queste parole sono facili da scrivere, ma che cosa significa veramente regnare saggiamente? Qual era la sua politica fiscale? Promuoveva gli scambi commerciali? Cosa pensava delle classi sociali? Cosa ha fatto con le decine di migliaia di orchi rimasti dopo la battaglia con Sauron? Queste domande vengono evitate, e sappiamo solo che regnò saggiamente. Io ho cercato di mostrare come i regnanti usano il loro potere e come si confrontano con i problemi delle società che comandano.”

The Boys fa la stessa cosa ma con il genere dei supereroi: piuttosto che scegliere di interpretare tutti i clichés tipici del genere in maniera più o meno originale, creando comunque un’ulteriore ripetizione, ne opera una decostruzione e così facendo li rivoluziona.

Le due serie hanno in comune anche la presenza di incredibili colpi di scena e di una quantità non irrisoria di nudità e sangue. Consideratevi avvisati.

Vorrei aggiungere che in questa serie la colonna sonora è straordinaria e la regia fa sembrare certi frame davvero dei panel di un fumetto. Se neanche questo dovesse bastare a farvi venire voglia di guardare The Boys, concludo citando la canzone “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” degli 883 che Amazon Italia ha sapientemente usato per pubblicizzare la serie, poiché in un suo verso racchiude uno dei messaggi su cui si basa la prima stagione: “Le facce di Vogue sono miti per noi, attori troppo belli sono gli unici eroi”.

Riccardo Vezzani

 

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