COVID-19: TRE PILLOLE DI SPERANZA DAL MONDO SCIENTIFICO AI TEMPI DELLA RIPARTENZA


Dopo quasi due mesi costretti a casa da un’emergenza sanitaria senza precedenti nel mondo contemporaneo, gli italiani, o meglio buona parte di essi, finalmente sono pronti a ripartire. Una ripartenza prevista a piccoli passi, nell’ottica di scongiurare la riaccensione di nuovi focolai epidemici e nella consapevolezza che la lotta al virus non è ancora finita e che molto dipende dal senso di responsabilità del singolo nei confronti della collettività. 

Alla vigilia della tanto attesa cauta ripartenza del 4 Maggio, giungono informazioni incoraggianti dal mondo scientifico in materia di vaccini, terapie ed immunizzazione nei confronti del Sars-CoV-2. 

1) LA RISPOSTA IMMUNITARIA

Un primo importante studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine da un gruppo cinese, ha infatti documentato lo sviluppo di una RISPOSTA ANTICORPALE contro il nuovo coronavirus in 285 su 285 pazienti affetti da Covid-19 entro il 19esimo giorno dalla comparsa dei sintomi.  Questo studio certifica dunque il montare di una risposta immunitaria umorale, sulla cui presenza finora il mondo scientifico nutriva diversi dubbi, il che fa ben sperare sulla possibilità di essere protetti in caso di un secondo incontro con l’agente infettivo. 

In realtà, a tal proposito, ci sono ancora diversi elementi da chiarire quali la reale efficacia di questi anticorpi nel contrastare il virus e la durata di questa risposta immunitaria adattiva, che nel caso dei coronavirus umani responsabili dei comuni raffreddori non è tale da liberarci dal rischio di riprendere il raffreddore anno dopo anno. 

Sars-Cov-2 tuttavia condivide diverse analogie con un più noto coronavirus, quello della SARS, contro il quale l’immunità protettiva pare duri dai 12 ai 24 mesi, e questo fa ben sperare sulla possibilità di tornare alle proprie vite in maniera più serena una volta superata un’eventuale infezione e sull’efficacia di un vaccino specifico che si spera venga presto commercializzato. Inoltre questa notizia rappresenta un ulteriore impulso verso l’identificazione di un test sierologico affidabile e accurato, tra le decine attualmente in circolazione, per una stima più puntuale della reale diffusione del virus nella nostra comunità, per l’identificazione anche dei casi asintomatici e, come suggeriscono gli autori dell’articolo, per una diagnosi di malattia anche nei pochi pazienti falsi negativi al gold standard per la diagnosi ovvero il tampone per la ricerca del genoma virale. Alla luce di queste evidenze scientifiche, dopo l’identificazione di un buon test sierologico si potrà forse tornare a parlare con maggiore consapevolezza, del cosiddetto patentino immunitario contro il coronavirus, su cui nei giorni scorsi l’Organizzazione mondiale della sanità, prima della pubblicazione dei risultati dello studio cinese, aveva posto un freno.

2) IL VACCINO

La seconda pillola di speranza riguarda i progressi in merito alla produzione di un VACCINO efficace contro il nuovo coronavirus. E con orgoglio campanilista si fa riferimento, tra le decine di tentativi a livello internazionale, ad un vaccino prodotto dall’italiana Advent-IRBM di Pomezia in partnership con lo Jenner Institute dell’università di Oxford. L’equipe dell’IRBM ha inserito all’interno di un virus innocuo la porzione del genoma del nuovo coronavirus responsabile della sintesi della famosa proteina Spike (quella che conferisce il caratteristico aspetto a corona), al Sars-Cov-2. È proprio contro questa proteina che dovrebbero venire sviluppati anticorpi neutralizzanti nei confronti del nuovo coronavirus. 

La notizia che ci consente di guardare al prossimo futuro con ottimismo riguarda la fine degli studi preliminari sul vaccino e l’inizio della sperimentazione sull’uomo del vaccino stesso. La prima fase di sperimentazione  prevede una valutazione della sicurezza del farmaco testato su 550 soggetti, a cui seguiranno test di efficacia su campioni più ampi di persone. La speranza è che un primo lotto di vaccini venga fornito già negli ultimi mesi del 2020, e che quindi la commercializzazione del vaccino conosca una speditezza indicativa degli sforzi a livello internazionale della comunità scientifica per dare risposte concrete alla lotta contro il virus.

3) IL REMDESIVIR, UN FARMACO EFFICACE

La terza pillola di speranza riguarda l’efficacia dimostrata del Remdesivir nei confronti della malattia Covid-19. Il National Institute of Health ha pubblicato i risultati di uno studio sperimentale coordinato dall’Università di Nebraska Medical Center in Omaha sull’utilizzo del Remdesivir, un farmaco prodotto contro Ebola, e che ha già avuto risultati promettenti nel contrasto di infezioni SARS e MERS, causate da altri coronavirus, in modelli animali. Il farmaco, utilizzato su 1063 pazienti con forme gravi di Covid-19 (come l’evidenza di un coinvolgimento polmonare con necessità di supporto di ossigeno, con RX anomalo o malattia tale da richiedere ventilazione assistita) ha dimostrato di essere efficace in quanto in grado di ridurre i tempi di ospedalizzazione dei pazienti del 32%, con dimissioni ospedaliere più rapide e un più rapido ritorno a livelli normali di attività. I tempi di ricovero passano dai 15 giorni medi nei pazienti trattati col placebo agli 11 giorni nei pazienti in terapia con Remdesivir. Inoltre il tasso di mortalità si riduce, nei pazienti affetti dalle forme più gravi di Covid-19, dall’11,6% all’8% con l’assunzione del farmaco.

Insomma la scienza lavora al nostro servizio e lotta contro il virus su diversi fronti. Ma la guerra va combattuta assieme uniti dal senso di responsabilità sociale, mantenendo le giuste distanza sociali e muniti di gel alcolici.

 

Valentina Maria Mingrone

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