Ultima Chiamata

Perché esiste questo governo?

A nove mesi dalla sua nascita ancora fatico a trovarne le ragioni ideali, il germoglio di un progetto, non una direzione nell’agire.

Questa emergenza, questa crisi storica, devastante, che annichilisce la speranza è sembrata rappresentare per un attimo un fattore aggregante, il pugno da knock out che avrebbe potuto portare ad una reazione, anche solo d’orgoglio, da parte dell’esecutivo.

Per un primo momento è sembrato anche essere così.

Il dibattito sulla regolarizzazione dei richiedenti asilo ha però riportato tutti, compreso chi scrive, alla triste realtà di una politica fatta giorno per giorno, aspettando un sondaggio delfico che indichi la via per non perdere consenso.

È disarmante che un provvedimento atto a salvare centinaia di migliaia di persone dallo sfruttamento e dal contagio nelle baraccopoli venga trasformato in una discussione fatta col bilancino sui consensi persi od ottenuti.

Questa, però, rimane la punta dell’iceberg.

Il mese scorso è stato il Mes, prima ancora la riforma della prescrizione; poi i tanti, troppi scontri all’interno di una maggioranza che in massima parte fatica a dimostrarsi all’altezza dei tempi che è chiamata a governare. Chi ad agosto sperava che questo esperimento, questa eresia politica, potesse liberare e congiungere delle spinte propulsive troppo a lungo tenute sopite e divise ha dovuto in parte tristemente ricredersi.

Gli appelli, tutti, all’unità e alla ricerca di una base, di una progettualità comune sono caduti inascoltati uno dopo l’altro.

La favola triste del centrosinistra (e sì, grande o piccola che sia parte del Movimento si identifica in quest’area) sembra destinata a concludersi con poco di fatto; senza aver inciso profondamente nell’animo del paese con la propria azione di governo. A poco valgono le scuse dovute alla contingenza, perché a chi dice (a ragione, per carità) che i progetti politici richiedono i tempi lunghi del pensiero, è opportuno ricordare che la politica deve saper operare anche nel “hic et nunc”.

Si trattò di un miraggio?

Presto per dirlo, e non ritengo comunque giusto intonare già oggi il De Profundis al governo Conte.

Quelle spinte, quelle energie sono ancora tutte lì, senza aver perso “l’intenzione del volo”.

L’unico che, con le sue contraddizioni ed i suoi errori, sembra averlo capito pare essere il Partito Democratico; a differenza del Movimento, che sembra ancora si debba riprendere dallo shock di essere passati dal 32% al 18% nel giro di dodici mesi.

Ci sarebbero anche Italia Viva  e LeU. Condizionale d’obbligo perché il primo sgomita da mesi per non scomparire, mentre nel frattempo ammicca al centrodestra. Il secondo risulta invece ormai indistinguibile dalla nuova classe dirigente Partito Democratico (mi riferisco ai volti nuovi delle politiche economiche Piddine: Emanuele Felice e Giuseppe Provenzano).

Far ripartire un dialogo non è però impossibile: transizione ecologica, sviluppo dell’agenda digitale, rilancio di un piano per il mezzogiorno. I temi sul piatto con i quali accorciare le distanze ci sono, se si sarà capaci di abbandonare la rabdomantica ricerca di polemichette identitarie, per lo più stupide o stupidissime, con le quali cercare di dimostrarsi alternativi (a cosa? Al proprio governo?).

Le strade per dimostrare che ad agosto ha agito qualcosa di più del timore di un “Salvini I” ci sono, però è un percorso da imboccare in fretta. Se non altro per orgoglio.

1 thought on “Ultima Chiamata

  1. Mentre tutta l’Italia soffre per la crisi pandemica, con una prospettiva quasi certa di una grave crisi economica, ci sono ancora sognatori che rilanciano temi validi in situazioni di grande crescita. Purtroppo boom economici non sono in vista e una ridistribuzione della ricchezza come il rilancio del mezzogiorno o una politica di integrazione e di accoglienza sono rimandate a data da destinarsi. All’estensore dell’articolo una sola domanda :” Quasi, quasi non è che sotto, sotto un governo Salvini 1 non ti dispiace?”.

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