Stop mutilation! Le donne vincono.

Vi è mai capitato di scoppiare a piangere mentre stavate leggendo qualcosa? Non parlo della piccola lacrimuccia perché il bellissimo e ricchissimo attore ha deciso di baciare la protagonista, parlo di quel pianto che parte da dentro, dal profondo della pancia, senti quei veloci crampi che sembrano risalire il tuo corpo fino a raggiungere gli occhi. A me si.

Posso assicurarvi che nonostante io abbia il pianto facile, non è per nulla scontato che qualcosa che io stia leggendo sia in grado di emozionarmi positivamente o negativamente a tal punto da farmi piangere anzi raramente mi commuovo durante la lettura, tranne per un argomento: la mutilazione femminile.

Più volte mi è capitato di leggere di queste atrocità, bambine che erano costrette a sottoporsi a questa tortura, portata avanti dalle proprie madri  e nonne, bambine che crescevano con la consapevolezza un giorno di doverlo fare alla propria figlia.

Ogni parola mi faceva rabbrividire. 

Si tratta di una particolare forma di “circoncisione” che servirebbe secondo alcune tradizioni a garantire alle donne un matrimonio e per preservare l’onore della famiglia. La tecnica anche se io la definirei più tortura, viene svolta su bambine e ragazze tra i cinque e i quindici anni, vengono rimossi gli organi genitali esterni e le ferite vengono poi ricucite tramite l’infibulazione, questa procedura prevede di lasciare un piccola fessura semplicemente per la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.

L’organizzazione mondiale della sanità ha classificato la mutilazione femminile in quattro categorie:

– rimozione parziale o totale della clitoride o del suo prepuzio o entrambi

– rimozione parziale o totale delle piccole labbra con esportazione o meno delle grandi labbra definita come escissione

-restringimento dell’orifizio vaginale con la creazione di una chiusura ottenuta tagliando e riposizionando le piccole e le grandi labbra, l’infibulazione

-altre pratiche dannose e non mediche volte a danneggiare gli organi genitali femminili.

Queste tecniche in Somalia si praticavano sulle bambine, in Uganda sulle adolescenti e in Nigeria sulle neonate.

Ovviamente queste procedure hanno conseguenze gravissime sulle donne che sono costrette a subirle, da gravi emorragie che possono portare alla morte, infezioni, problemi psicologici, shock emorragico e post-traumatico e problemi nella futura, se sarà possibile averla, vita sessuale.

In Somalia una donna non infibulata veniva considerata un’impura ecco il motivo per il quale era impossibilitata a trovare marito una donna che non fosse stata sottoposta a questa pratica. L’infibulazione viene attuata affinché la donna rimanga pura e inviolata fino al giorno del matrimonio quando sarà direttamente compito del marito compiere la defibulazione prima di consumare l’atto sessuale. Le donne dopo una gravidanza, le vedove e le donne divorziate vengono sottoposte nuovamente a questa pratica con lo scopo di ristabilire la loro purezza precedentemente persa, parte dell’infibulazione ha come scopo anche l’impedire alla donna di poter conoscere il proprio orgasmo, ulteriori danni verrano subiti al momento del parto poiché i tessuti purtroppo già maltrattati non avranno l’elasticità necessaria e ciò potrebbe portare alla morte sia del bambino che della mamma.

Le MGF sono un totale e abominevole insulto ai diritti della donna, sono discriminatorie, umilianti e dolorose.

Ma arriviamo alle belle notizie, il consiglio dei ministri del governo sudanese ha approvato il testo di legge proposto dal ministro della giustizia per interrompere la pratica dell’infibulazione. La nuova legge punisce con una pena fino a tre anni di carcere chiunque decida di eseguire questa pratica, anche in strutture mediche. Fu grazie anche alla lotta della ministra degli esteri Asmaa Mohamed Abdalla che si poté  annunciare la decisione dell’esecutivo di abolire questa pratica. Purtroppo la legge non basta a far si che un’intera comunità si adegui al cambiamento, che intere famiglie si convincano ad abbandonare questa pratica e non farla più rientrare nella così detta “tradizione”, servono infatti campagne di sensibilizzazione volte a screditare il culto della tortura verso le giovani donne.

Dal primo maggio le mutilazioni genitali femminili in Sudan sono definitivamente state considerate come un reato e questa è una vittoria per tutte le donne e le bambine che arriveranno.

Un primo grande passo per il Sudan che fortunatamente si aggiunge alla Somalia e alla Nigeria che combattono in prima linea per abolire questa usanza.

 

Riuscite ad immaginarvi cosa possa aver provato una bambina in quelle circostanze?

Bisogna davvero sentirsi fortunati di essere nati nella “parte giusta” del mondo?

Io non credo. Non esiste una parte giusta e una sbagliata dove nascere, non esistono tradizioni migliori o peggiori, esiste però la crudeltà e la cattiveria di certe pratiche nei confronti degli esseri umani in questo caso delle donne. 

Il discorso qui trascende dalla tradizione, dal culto religioso e dalla cultura stessa, qui si parla di torture realizzate su bambine inermi, senza motivi medici e senza nemmeno l’uso di anestetizzanti, probabilmente in condizioni igieniche pessime, qui si parla di rovinare la vita di milioni di future donne per preconcetti che ancora non si riescono a spostare dall’idea di “tradizione”.

Questa non è tradizione, un canto di gruppo, un vestito ornato lo sono, questa è semplice e pura violazione dei diritti.

Io non riuscirei mai a pensare di dove subire una tortura del genere o di dover sottoporre mia figlia allo stesso dolore lancinante che alla sua età avrei dovuto sopportare io, tenerla ferma nonostante le urla…

Sono felice che una percentuale in più delle bambine nel mondo ora possa sentirsi libera di essere femmina, e possa esserene.

Siamo donne e dobbiamo essere orgogliose di noi stesse, possiamo scegliere di essere madri, di sposarci, di rimanere single, di adottare bambini, possiamo scegliere di viaggiare e rendere il mondo nostro figlio, dobbiamo poter essere libere di truccarci, di tagliarci i capelli come un maschio se lo vogliamo tanto chi se ne importa di quello che pensano gli altri, l’importante è stare bene con noi stesse. Samo donne col tacco 12 e siamo donne anche con le scarpe da ginnastica ed un pallone, perché essere donna dovrebbe essere più un atto interiore che esteriore.

 Siamo donne e siamo fiere e felici di esserlo, dovremmo amarci e difenderci tutte, mano nella mano contro le avversità di un mondo ancora troppo arretrato che vorrebbe solo il nostro silenzio.

 

Chiara Ferretti.

 

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