Aldilà dell’amore

Se esistesse una canzone in grado di descrivere After Life, probabilmente sarebbe “Into My Arms”. La musica di Nick Cave e l’interpretazione di Ricky Gervais si somigliano, si incontrano all’interno di un racconto greve, mai triste, ma sicuramente in bilico fra la lacrima e la risata. Tony è un uomo di mezza età, impiegato in un insignificante giornale locale; i suoi colleghi sono ingenui spettatori dell’uggioso e monotono spettacolo cittadino che li circonda, strani elementi che compongono un improbabile ufficio, caratterizzato da un ambiente grottescamente comico, come lo può essere solamente la realtà.

Tony è vedovo da un anno, condizione che lo costringe ad un atteggiamento passivo-aggressivo, una maschera dietro cui nasconde una profonda ferita che non riesce a rimarginarsi. La routine lo mangia, lo logora lentamente, mentre si comporta come un clown immerso in un circo sociale che gli sta stretto ma che lo spinge a proseguire. Comprende in fretta come, per dare un nuovo senso alla propria esistenza, sia costretto a trovare colore e luce attorno a sé. Non sarà facile, forse nemmeno lo vuole, ma vi è sempre un valido motivo per evitare di ferire sé stesso e gli altri, senza mai abbandonare il sarcasmo e l’ironia che lo contraddistinguono (il vero lato comico della serie). La risata può essere, ed è, la medicina in grado di dare voce ai momenti più profondi e significativi di un vivere pesante: è uno scudo, ma anche il volto dietro la maschera.

Tony si abbandonerà spesso alla disperazione, a volte in modo volontario ed altre spinto dagli eventi e dalle circostanze di quella dolce-amara vita che lo distrugge e lo trascina verso una riva di un malinconico via-vai.

Gli incontri-scontri del protagonista sono il perfetto motore dell’intera serie. La nuova e giovane collega di Tony è una ragazza intraprendente e straordinariamente contenta della possibilità di avvicinarsi al mondo della scrittura; farà capire a quest’ultimo quanto sia importante avere degli obiettivi, quanto sia bello perdersi nelle piccole cose, godere dei successi ottenuti, a volte insignificanti agli occhi degli altri, ma, in ogni caso, passi necessari al raggiungimento di un brillante domani. Le grigie vicissitudini che riempiono le colonne del giornale sono lo specchio degli anziani, degli stravaganti, folli abitanti della provincia londinese. Persone che non hanno nulla da raccontare, se non assurde storie di quartiere, al limite fra l’inutilità e la leggenda metropolitana. Storie sciocche, vuote, ma così divertenti da essere un cabaret vivente, voce di individui che hanno un solo desiderio, quello di urlare al piccolo universo che li circonda: “Esisto, sono qui!”. Proprio ciò che cerca Tony, ricordare ad un assopito: “Esisto, sono qui”. Ricky Gervais non mette in scena una black comedy, non cerca la risata semplice: il suo scopo è quello di descrivere la vita per come è, a volte drammatica, a volte comica da perdere il fiato dalle risa, sicuramente imprevedibile. La storia di Tony è il dramma dietro una risata, la profondità nascosta da una lieve superficialità, la leggera brezza di un sorriso e l’acceso colore della speranza. 

“La felicità è meravigliosa. È così meravigliosa che non importa se è nostra o no. C’è un vecchio proverbio: “Una società diventa grande quando gli anziani piantano alberi, sapendo che non siederanno mai sotto la loro ombra”. Le brave persone si danno da fare per altri. Non c’è altro.”

Anne, After Life

 

Alessandro Stefani

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