A piccoli passi: da una profonda timidezza alla regia di uno spettacolo teatrale

E’ proprio vero che a volte per iniziare a credere in se stessi si ha bisogno di qualcuno che ci spinga a farlo.  Non sempre infatti la sicurezza e la piena consapevolezza di sé e delle proprie capacità parte da una nostra analisi interiore, o almeno non era di sicuro il mio caso.

Fin da ragazzina avevo una propensione per tutto ciò che riguardasse l’arte e la creatività e all’età di quindici anni mi avvicinai per la mia prima vera volta al teatro. Decisi di frequentare il corso non solo per la mia passione per gli spettacoli teatrali ma soprattutto per cercare di superare una profonda timidezza che ormai era diventata una corazza troppo grande per un corpicino gracile come il mio. Mi stavo auto distruggendo. Ero il solito caso di ragazzina introversa, sapete di quelle che all’intervallo invece di uscire a chiacchierare con le amiche rimanevano sedute al banco? Ecco io ero proprio una di quelle ed ovviamente il banco era in prima fila.

Non dimenticherò mai il primo anno del corso di teatro. Forse, tra gli anni trascorsi alle superiori, quello saprebbe vincere il premio come migliore e peggiore contemporaneamente.

Non avevo il coraggio di rapportarmi coi miei compagni di classe, figuriamoci con una banda di sconosciuti, eppure avevo un animo così socievole e solare, perché non riuscivo a mostrarlo?

Ora non mi dilungherò sui miei anni di esperienza teatrale: vi basti sapere che il mio primo personaggio fu Fior di pisello, una delle fatine di un adattamento dell’opera Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, e che nulla mi poté fermare quella sera, né  il mio orribile nome, né la febbre che mi colpì il pomeriggio stesso durante le prove.

Sfortunatamente per problemi di salute dovetti abbandonare il teatro fino a che nel 2016 non entrai per puro caso in una compagnia teatrale col mio migliore amico. Purtroppo, per divergenze personali col regista, il mio percorso nella nuova compagnia non fu tutto rose e fiori come mi ero prospettata. Non posso però negare come negli anni il mio carattere e la mia personalità avevano lentamente sovrastato la timidezza, non ero più la ragazzina che faceva dondolare le gambe dal banco durante le prove, non avevo più il timore di rapportarmi con gli altri, di esprimere la mia opinione e a volte presi anche posizioni abbastanza nette e decise per un temperamento calmo come il mio. L’apice dell’espressione della mia vera personalità lo ritrovai però solo nel 2019, ben 6 anni dopo la mia prima lezione di teatro, mentre con la compagnia teatrale per la quale lavoravo mi ritrovai non solo ad essere parte integrante dello spettacolo ma anche parte dello staff. Dovetti infatti preparare nove vestiti di scena in una settimana per vari ritardi che avevamo avuto nella scelta degli attori e nella consegna dei materiali; fu proprio in quell’occasione che il fato volle farmi incontrare di nuovo il mio primo maestro di teatro Valerio Angelucci, anche lui era stato scelto per il mio stesso spettacolo. Credo non debba spiegarvi il mio stupore, sicuramente ve lo sarete già immaginati. Così mi ritrovai nella stessa compagnia teatrale il mio migliore amico Davide Nizzoli, fedele compagno di teatro e merenda dalle superiori, i miei amici acquisiti nella nuova compagnia e vecchi ricordi del mio primo corso.

Perché vi racconto questo? Perché la mia scalata per diventare regista partì proprio dal pomeriggio e dalla sera di quello spettacolo.

Non so se molti di voi ne siano o meno a conoscenza ma il giorno dello spettacolo è consuetudine per gli attori passare l’intera giornata in teatro, per preparare scenografia, luci, costumi, trucco, parrucco e ovviamente per la prova generale o tecnica che sia. Così arrivai in teatro, pochi giorni prima avevo scoperto che la costumista non sarebbe stata presente e avendo preparato molti degli abiti che erano in scena avrei dovuto sostituirla. Questo, sommato all’allestimento di parte della scenografia floreale (che spettava a me) e la mia preparazione, essendo io presente nella prima scena dello spettacolo (interpretavo un ghoul, una specie di creatura infernale… un demone, per intenderci). Non avevamo mai e dico mai provato la scena iniziale, infatti ci rimisi uno stinco che rimase violaceo e dolorante per due settimane.

“Ma cosa c’entra tutto questo con il fatto che ora sei regista?” Vi starete chiedendo.

C’entra perché quel pomeriggio decisi di prendere posizione. Molti della compagnia erano nel panico e non sapevano come muoversi, così iniziai a dare ordini e stranamente gli attori iniziarono ad ascoltarmi. In pochi minuti avevo creato un’equipe pronta ad aiutarmi nell’allestimento del palco floreale, gestivo chi andava e come al trucco e parrucco, vestivo gli attori, calmavo le attrici, cercavo di essere ovunque e per tutti. Stranamente mi risultava tutto molto naturale: non avevo paura di impormi se un’attrice faceva i capricci o se un attore perdeva parte dei costumi di scena, chiamavo sul palco chi doveva recitare e facevo mantenere il silenzio in platea. In pochi minuti dal mio ridicolissimo metro e cinquanta era nato un generale pronto a portare il suo esercito ad un grande successo. Ovviamente ero inesperta, e ad un certo punto l’ansia prese il sopravvento, le emozioni invasero il mio corpo mandandolo letteralmente in tilt. Mi sentivo svenire, avevo freddo, la testa pesante, tremavo, mi sembrava di aver sbagliato tutto, mi sentivo in colpa per aver preso le redini; fu qui che Valerio mi si avvicinò, toccava a lui prendere posizione, io ero troppo stanca e sopraffatta dalle emozioni e non potevo permettermelo da lì a pochi minuti sarei dovuta entrare in scena insieme ad altre tre bellissime ragazze, cantando una canzone tratta da un’opera lirica accovacciate sui noi stesse come dei mostri. Le sue parole non furono molte ma bastarono per tranquillizzarmi e farmi riacquistare quella concentrazione necessaria che mi aveva abbandonato da tempo, “Sei stata bravissima, non ho mai visto nessuno alle prime armi avere questa organizzazione, se non ci fossi stata tu lo spettacolo sarebbe stato un fiasco, ora rilassati e pensa solo a divertirti”.

Mi rilassai, entrai in scena e fu un trionfo.

Alla fine della serata, esausta ma felice, capii che qualcosa in me era cambiato: ero finalmente diventata me stessa.

Non ero mai stata quella ragazzina timida, ormai quelle emozioni non mi appartenevano più.  Io ero, sono, un uragano di emozioni e un’organizzatrice anzi, una vera e propria maniaca del controllo seppur rimanendo estremamente gentile ed educata con tutti. Nel dubbio, non fatemi arrabbiare… (ovviamente scherzo).

In ogni caso, qualche settimana dopo venni ricontattata da Valerio Angelucci e mi propose il ruolo di co-regista in un suo spettacolo: Il Sobillatore. A breve sarebbe iniziato il corso teatrale e aveva bisogno di un’ aiutante esterna che desse nuove opinioni, ovviamente accettai senza esitare.

Il corso iniziò e, anche se penserete che sono sdolcinata (posso assicurarvi che lo sono, effettivamente), bastarono poche lezioni per trasformare una banda di sconosciuti mezzi matti in una seconda famiglia. Le prove erano una sera a settimana per due ore, una di corso ed una di spettacolo, e fu qui che iniziò la mia scalata. Lezione dopo lezione la mia mente si riempiva di idee: come realizzare le scene, come far prevalere il testo e l’attore più che i costumi e la sceneggiatura (perché è l’anima che deve parlare, il resto è futile). Davo consigli ai ragazzi, ascoltavo le loro opinioni e di volta in volta mi insegnavano sempre di più, fino a che una sera Valerio, che dirigeva lo spettacolo ed il corso come insegnante, ci fece mettere tutti in cerchio e proclamò una votazione: la proposta era di promuovermi regista e non più co-regista dello spettacolo. Avrei superato la stessa persona che mi aveva assunto semplicemente per aiutarla. Fece un discorso dove decantò quelle che secondo lui erano le mie doti organizzative ed espresse il suo desiderio di lasciare il comando a me per potersi concentrare maggiormente sul suo ruolo come attore, visto che ne era il protagonista.

La votazione fu a mio favore, così in pochi mesi da aiutante diventai regista.

Era per me inimmaginabile. Fu proprio lì che mi ricordai di tutto il percorso e gli sforzi che avevo dovuto fare per diventare quella che sono, ricordo i pianti perché non mi sentivo mai all’altezza, sempre inferiore, inutile… ed ora il mio gruppo di teatro aveva deciso di fidarsi di me, volevano che li conducessi in questo percorso ma non sapevano che in realtà erano loro con il loro supporto e la loro fiducia che portavano me verso una maggiore consapevolezza della mia interiorità. Penso che non potrò mai ringraziarli abbastanza perché grazie a loro e grazie al teatro ho finalmente compreso chi sono e chi voglio essere.

Se ripenso alla ragazza che ero a stento mi riconosco, solo ogni tanto la mia timidezza torna fuori, si manifesta nella mia dolcezza, nel non saper accettare dei complimenti senza arrossire o abbassare lo sguardo, nella voce spezzata e un po’ tremolante quando dico un flebile grazie. Ma tutto ciò ora profuma di sano, di una timidezza che mi piace avere ma che finalmente so dosare o comunque sto imparando.

Questo articolo vuole essere un messaggio per tutte le persone timide: non siete sbagliati, siete speciali, tutto di voi lo è, semplicemente dovete ancora prendere coscienza di voi stessi, io ci ho messo 6 anni e ancora oggi continuo a lavorarci perché niente al mondo può aiutare a superare i propri limiti se prima non li si accetta. I nostri difetti vanno ascoltati, capiti ed accettati, e solo quando si avrà preso totale consapevolezza del proprio io allora si sarà pronti ad affrontarlo e, chissà, magari anche sconfiggerlo. Attenzione, questo non vuol dire che non andiate bene così come siete o che dobbiate cambiare il vostro carattere, ma sicuramente imparare a gestirlo vi aiuterà ad esprimervi per quello che realmente siete, delle anime timide con un mondo da urlare.

Vorrei ringraziare la mia compagnia teatrale I Prorompenti, l’associazione Lux Victrix e il Comune di Albinea che hanno reso tutto questo possibile. Grazie perché  è merito vostro se ho capito che amare se stessi è il primo passo per la felicità, sono sicura  che terminato questo periodo di lontananza dovuto all’emergenza Covid-19 sarà tutto migliore, torneremo più forti e più carichi di prima per portare in scena il nostro spettacolo tanto sudato, e la sera del nostro debutto, quando terminerà questo viaggio, sono sicura che la malinconia mi attanaglierà perché voi mi avete insegnato il vero senso del teatro.

Questa è la mia storia.

Timidamente,

Chiara Ferretti.

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