Unorthodox: il diritto di avere la propria voce

“Ma come fai a guardare le serie in lingua originale?”
Ormai ho perso il conto delle volte in cui mi è stata posta questa domanda.
Molti, me compresa, fanno fatica a sostituire il piacere di guardare film e serie tv in lingua originale. Senza nulla togliere al doppiaggio, anzi: credo che per tante persone sia fondamentale capire ogni singola parola di ciò che viene detto. Ma per me semplicemente non è così importante.

Se dovessimo indicare le lingue “ufficiali” del mondo delle serie televisive vedremmo al primo posto l’inglese, seguito dallo spagnolo. Sicuramente queste sono due delle lingue più parlate al mondo e più facilmente comprensibili dallo user medio di piattaforme di streaming. Se aggiungiamo poi l’utilizzo dei sottotitoli siamo a cavallo.
Esiste però una nuova serie televisiva che dal punto di vista linguistico è una pietra preziosa.
Stiamo parlando di “Unorthodox”. Uscita su Netflix a marzo di quest’anno, segue la storia di Esty, una ragazza di 19 anni nata e cresciuta a Williamsburg, Brooklyn, New York, nella comunità ebraica Satmar.
La lingua madre all’interno della comunità è lo Yiddish, dialetto discendente dall’antico tedesco medio, scritto con caratteri dell’alfabeto ebraico, arricchito di elementi slavi e neolatini. In sostanza, un minestrone incomprensibile. Allora perché la serie ha avuto così tanto successo?

Ovviamente la storia avvincente e sognante, la bravura degli attori, l’ambientazione e i costumi studiati nel minimo dettaglio hanno avuto la loro parte, ma c’è qualcosa che rende “Unorthodox” una serie unica: si tratta della prima rappresentazione in lingua Yiddish rivolta ad un vasto pubblico.
Come afferma Jeff Wilbusch, che veste i panni di Moishe: “c’è arte in Yiddish, teatro in Yiddish, ma una serie Netflix in Yiddish è qualcosa di straordinario”.

Secondo Shira Haas (Esty): “Unorthodox parla del diritto di avere la propria voce”, ed è chiaro come questo sia direttamente applicabile alla lingua. Se la serie fosse stata prodotta in inglese avrebbe forse raggiunto più facilmente un numero maggiore di persone, ma quanto si sarebbe perso? Quanta verità e credibilità sarebbe andata perduta?
Avere una voce propria significa anche parlare nella propria lingua, senza vergogna, senza timore.
Questo è uno degli innumerevoli aspetti affrontati nella serie e uno dei motivi che rendono speciale un lavoro autentico come questo.

La prossima volta che apri Netflix stai alla larga dall’opzione “cambia lingua”: capirai che comprendere ogni singola parola non ha così importanza, e che la lingua originale ha molto altro da offrire.

Leila Zouinou

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