COVID-19: L’INCUBO DEI NOSTRI GIORNI

 

È da qualche settimana che si parla solamente di questo coronavirus o covid-19: tutti dicono che dalla fine della guerra nessuno ha mai visto una cosa del genere. Certo i posti letto di molti ospedali sono esauriti, così come le terapie intensive e le rianimazioni. Si sente parlare di gel alcolici, di mascherine, di guanti e camici, della paura e delle conseguenze che questo virus ha portato.

Chi si aspettava che arrivasse qui in Italia? Si sentiva parlare della Cina e molti vedendola così lontana pensavano che bastasse chiudere le frontiere e cancellare tutti i voli da e per il paese, ma non è servito. La verità è che i virus non conoscono confini o distanze, non conoscono razze, ricchezza, religioni, sesso, lavoro…la verità è che siamo tutti uguali davanti a un virus, non bastano i soldi per non ammalarsi … Di fronte alla paura e alla solitudine siamo tutti uguali.

E proprio in un momento così, dove tutti siamo uguali, guardiamo dalla stessa prospettiva molte cose, verso un punto comune senza dislivello….e qui nasce l’unità. Abbiamo festeggiato il 159° anniversario dell’Unità d’Italia e mai come adesso l’Italia è unita.

In tutto il mondo ci si tiene ad almeno un metro di distanza dagli altri e penso sia la prima volta nella storia che la distanza porti alla vicinanza: se tutti siamo distanti e rispettiamo le regole e i consigli dati, significa essere vicini, significa essere vicini a chi è da solo in ospedale e purtroppo non può vedere i propri familiari, dobbiamo farlo per gli altri e per noi…è un po’ come rimanere soli: se tutti siamo soli allora nessuno lo è veramente. 

Adesso la solitudine è un tema molto presente: le case di riposo sono chiuse e gli anziani non ricevono più visite, nelle carceri uguali, negli ospedali la stessa cosa e chi è a casa anche. Tutti condividiamo la solitudine e solo adesso molti capiscono e riflettono sulle loro relazioni. In un mondo sempre più virtuale dove le persone si incontrano per non rimanere da sole e non perché veramente lo vogliono, forse grazie a questo virus possono apprezzare di più la compagnia dell’altro, perché se non si sta bene con se stessi non si può stare bene con gli altri.

Solo così, quando tutto questo sarà finito, vivremo davvero i nostri rapporti, le nostre amicizie e i nostri amori e scopriremo che la distanza unisce, non sempre separa. Dopo, la distanza servirà solo per chiarire il rapporto tra due persone, familiari, coppia, amici, sconosciuti e mai come allora sarà un linguaggio così potente…abbiamo capito il suo valore e sicuramente la useremo con molta più consapevolezza!

Vorrei soffermarmi un momento anche sui professionisti sanitari che combattono in prima linea questa guerra. Medici e infermieri vengono definiti eroi, angeli, tesori…solo  adesso che c’è questa emergenza e senza dei quali i morti sarebbero molti di più. Loro sono gli stessi che fino a un mese fa venivano aggrediti al pronto soccorso e insultati. Cos’è cambiato? Che adesso tutti ne hanno bisogno perché hanno paura di morire? Vengono definiti eroi solo perché fanno quello che nessuno farebbe? Perché hanno scelto di rischiare di ammalarsi e di contagiare anche i loro cari per permettere a tutti di passare ancora molti giorni con i propri familiari? Angeli perché hanno scelto la strada dell’altruismo invece dell’egoismo o della passione invece del dio denaro? 

Perché di certo non si fa questo lavoro per lo stipendio o per una convenienza, lo si fa per amore, per passione, per l’ALTRO, perché come dice Battiato “sei un essere speciale ed io avrò cura di te”.  Forse molte persone non se lo meriterebbero neanche, ma medici, o infermieri, non guardano chi hanno davanti, trattano  tutti allo stesso modo. 

Quindi spero che questa riconoscenza rimanga anche dopo, quando tutto sarà finito, ricordandovi che siete lì perché qualcuno ha deciso di rischiare per voi prima, e non vi ha abbandonato, se non costretto dopo essersi ammalato. Ricordatevelo quando andrete a fare un prelievo, a fare una medicazione, un semplice intervento…voi siete lì, molti medici e infermieri no, perché hanno combattuto e non ce l’hanno fatta.

Nessuno sa quanto durerà, ma qualcosa di positivo bisogna dire che questo virus l’ha portato: ha diminuito l’inquinamento, ha unito il mondo intero, ha unito famiglie, ha riscoperto la creatività di ognuno di noi, ha fatto nascere la compassione come “soffrire con”, ha riscoperto la solidarietà, il senso di responsabilità, il desiderio della libertà e della vita. 

Libertà…così normale che solo quando viene meno è valorizzata,  perché quando diamo per scontato alcune cose non le apprezziamo, diventano un’abitudine, ma si sa che “muore lentamente chi diventa schiavo dell’abitudine”.

Sono sicura che tutto questo porterà a qualcosa di buono: apprezziamo gli abbracci, i baci, i tramonti, le passeggiate, gli amici, le chiacchierate, le risate, il rumore e il silenzio, la solitudine e la compagnia, la musica, la lettura, la cucina e anche la scuola. 

Pensiamo alla natura, una natura che sta respirando dopo anni di sofferenze, l’inquinamento è diminuito e i nostri polmoni ringrazieranno: questo dimostra come sia l’uomo la causa della sofferenza di se stesso:  sembra che questo virus sia veicolato in parte anche dalle particelle dell’inquinamento che causiamo noi; inoltre sempre lo smog che respiriamo indebolisce i nostri polmoni e quindi è più facile ammalarsi, avere complicanze e andare incontro alla morte…che tutto questo sia venuto per un motivo? 

Inoltre tutto ciò ha mostrato la relatività dell’esistenza… i morti di ogni giorno per molti sono numeri, per altri sono amici, parenti, colleghi, con un nome e cognome; uguale per i contagiati, ciò che per me è una cosa, per te è un’altra. Allora teniamolo presente anche quando si parla di malattie rare, ricordandoci che sono tali finché non capitano a noi e ai nostri cari!

Inoltre non possiamo non fermarci a riflettere su una cosa… che molte persone muoiono di fame si sapeva, ma quando senti che sai di morire ed è meglio morire con il virus piuttosto che di fame, non puoi rimanere indifferente; ecco penso che questo sia l’aspetto peggiore, sapere che ci sono persone condannate alla sofferenza fin dalla nascita e che decidono come morire, mentre a noi chiedono di rimanere a casa. Lo so che si è ormai stanchi, ma pensiamo a chi non ha una casa…forse è il caso di lamentarsi meno e approfittare di questo periodo per riflettere di più, il tempo c’è e non abbiamo scuse.  Il coronavirus forse ha anche questo scopo, ci riuscirà? 

Quindi restiamo positivi, #andràtuttobene, perché i nostri medici, infermieri, ricercatori ce la faranno, tutti ce la faremo se rispettiamo le regole: siamo più di 60.000.000 di persone strette le une alle altre e ricordiamoci che “…si può dare di più, perché è dentro di noi, si può dare di più,  senza essere eroi…” 

                                                             

 

Erica Calzolari

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