Secondo mio nonno Artemio, sono brava a usare le parole. Qualche giorno fa mi ha telefonato, con una richiesta: dare un ordine alle sue riflessioni, metterle per iscritto, e mi ha detto: “Io certe cose le penso, ma Non so mica scriverle,non so mettere insieme le parole”.

Mi ha dato istruzioni precise. Dovevo iniziare così: “Mi chiamo Alice Archiani, ho vent’anni e sono italiana”. e magari potevo aggiungere anche il suo cognome, Manara. Perché, dice, è giusto dire chi sei e da dove vieni.

Poi, ha continuato, era importante mandare un messaggio forte, a quante più persone possibili. E allora quello che scrivi non può rimanere per te, devi pubblicarlo. Perché scrivere non può essere solo un meccanismo di auto riflessione; scrivere deve creare consapevolezza anche in chi legge.

Ma il mio messaggio non doveva raggiungere solo le persone “normali”; ma voleva essere diretto ai capi, ai domatori , alle persone di fiducia che sono state scelte dai loro popoli. Perché questi capi devono seppellire le armi, devono smetterla di spendere soldi per delle guerre inutili: adesso l’unica battaglia da combattere è contro questo invisibile nemico comune, che non conosce frontiere, non vede i confini tracciati sulle nostre mappe.

Bianchi, neri, rossi, gialli, non bisogna più guardare il colore della pelle; in fin dei conti, siamo tutti un popolo solo, perché “di là”, alla fine, ci andiamo tutti. Queste persone proclamate (o autoproclamatesi) nostre guide, devono mettere da parte tutte le questioni inutili, bisogna occuparsi solo di una cosa: di preservare la vita, la vita di tutti. Basta litigare, basta con le critiche gli uni contro gli altri. Quei problemi che prima ci sembravano tanto importanti, non appaiono forse insulsi?

Alla fine della telefonata, ho riflettuto.  In questi giorni così strani, in tanti consigliano di usare tutto questo tempo da soli, a cui non siamo più abituati, per conoscersi meglio, per guardarsi dentro. Ho pensato: e se guardassimo invece fuori da noi, al di là dei nostri muri, verso gli altri? Se non ci limitassimo a preoccuparci per noi stessi, se volgessimo lo sguardo lontano? Come ha fatto mio nonno. Lui che davvero si trova da solo, perché non ha accesso a tutta la tecnologia di cui invece quasi tutti disponiamo, ma solo di qualche telefonata ogni tanto, per sentire le voci delle persone care, senza mettere il naso fuori dalla porta,  neanche virtualmente.

Avrà certo pensato anche a sé stesso, ma quello che mi ha chiesto di scrivere non
riguarda lui, non riguarda me, non riguarda la nostra famiglia: riguarda tutto il mondo. Questo nostro
mondo così tanto interconnesso che mio nonno non immagina neanche quanto, dove sarebbe così facile
essere tutti, per davvero, un popolo solo.

 

Alice Archiani

1 thought on “Nonno Artemio

  1. Parafrasando Filippo Corridoni possiamo dire : ” Dopo questa pandemia ognuno di noi riprenderà il suo particolare apostolato, dopo questa pandemia ognuno di noi ritornerà democratico o conservatore … Oggi esiste un solo partito : l’Italia , un solo nemico: il COVID 19 , un solo proposito : debellarlo …….

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