La piaga delle fake news nello stato di emergenza

Un fenomeno dilagante come la diffusione di bufale (ribattezzate “fake news”), manifestatosi con particolare forza negli ultimi anni, risulta più increscioso e drammatico che mai in una situazione di emergenza come quella odierna, arrivando a contaminare le homepage dei nostri social e i blog di alcune (anche autorevoli) testate giornalistiche. La cattiva informazione non è certo un fenomeno nato da poco, ma ha trovato un terreno fertile in quest’era ultra-connessa in cui le notizie viaggiano ad alta velocità (anche se fortunatamente con altrettanta velocità è possibile verificarne la veridicità), ma a molti utenti manca una capacità critica nel valutarle.

C’è da dire che la situazione in cui il Coronavirus ci ha improvvisamente precipitati è un qualcosa di completamente nuovo e imprevisto; in quest’ottica, la fuga di notizie false è anche un’inevitabile conseguenza data dalla poca conoscenza che si ha di questo virus. Se a sbagliare sono persino alcune testate giornalistiche di un certo rilievo, le quali hanno il dovere professionale di verificare l’esattezza delle notizie che pubblicano, non possiamo meravigliarci che il cittadino medio non addetto ai lavori possa trovarsi a retwittare notizie inesatte, qualora non prive di alcun fondamento. Un esempio di testate giornalistiche importanti cadute nel tranello delle bufale è la notizia, apparsa qualche giorno fa, che Cristiano Ronaldo, calciatore noto a livello mondiale, avesse messo a disposizione i suoi hotel ad utilizzo ospedaliero ingaggiando a sue spese infermieri e medici. Nel giro di poche ore tale scoop era apparso su tutte le più importanti testate giornalistiche sportive e non. L’entourage del calciatore ha smentito la notizia specificando che non è stato fatto nessun tipo di comunicato ufficiale in merito, definendo giustamente la notizia “una bufala”. Grazie a questo esempio possiamo capire quanto vengano trascurati, anche da chi lo fa di mestiere, il controllo e la verifica delle notizie; si dà infatti più importanza alla sensazionalità di una notizia che alla sua veridicità.

Senza contare che a fare disinformazione distorcendo spesso e volentieri la realtà ci pensano già i canali di comunicazione dei partiti politici, che per motivi elettorali offrono un pessimo servizio d’informazione alla comunità, creando un clima di sospetto che porta la gente a “formulare” teorie del complotto imbarazzanti e irrealistiche nel migliore dei casi.

In un clima del genere molti di noi, senza alcun tipo di competenza, sembriamo d’un tratto diventati esperti in materie che magari durante il periodo scolastico non ci sognavamo neanche di studiare. Ora improvvisamente l’opinione di tutti in merito a grandi temi come l’economia, la scienza e la politica viene messa sullo stesso piano del parere degli esperti in materia, che hanno studiato anni e perciò hanno la capacità di interpretare i dati con modelli e formule di cui il lettore medio non ha la minima conoscenza. Un atteggiamento del genere, a mio parere, è una mancanza di rispetto per chi ha dedicato anima e corpo alla propria formazione in una determinata materia e vede “confutato” da teorie strampalate e affermazioni senza alcun fondamento formulate senza cognizione di causa. Nessuno dovrebbe avere la presunzione di conoscere un argomento senza averne fatto uno studio approfondito e aver confrontato i pareri dei vari esperti in quel determinato campo.

Non fraintendetemi: è ovviamente importante che tutti siano liberi di esprimere la propria opinione (altrimenti non saremmo in democrazia!), ma un conto è esprimere un proprio punto di vista lasciando gli altri liberi di valutare a loro volta la questione, un altro è affermare qualcosa o condividere una notizia senza lasciare spazio ad alcun ragionevole dubbio. Questo modo di fare è dettato, purtroppo, dal livello d’istruzione italiano che resta comunque basso rispetto agli altri paesi del Primo Mondo, il che alimenta in noi quella presunzione data dall’ignoranza che non permette di vedere e valutare le cose in modo lucido e corretto. Ritengo sia importante, per il futuro, istruire le prossime generazioni ad ampliare le proprie capacità di critica e analisi per permettere una corretta divulgazione e assimilazione delle notizie.

Francesco Santoro

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