Silverstone 2019 – MMR – MoRe Modena Racing

 

Gran Bretagna. Inghilterra. Circuito di Silverstone: 5891 metri e diciotto curve in una pista ricavata da un ex aeroporto. E poi odore di benzina misto ad umidità, corse, rivalità, colline verdi e una grande storia, nella quale fa la sua comparsa anche un piccolo team universitario: il More Modena Racing.

Il team MMR è una squadra corse che nasce nel 2004 per partecipare agli eventi di Formula SAE e Formula Student: competizioni internazionali di design ingegneristico esclusive per il contesto universitario, per tutte le studentesse e gli studenti animati dalla passione per le corse. Ben 15 anni di lavoro, energia e impegno, il passaggio del testimone di generazione in generazione per giungere al successo di una notte proprio lì, a Silverstone, nel tempio del motorsport. Se per un qualsiasi ateneo una vittoria in Formula Student significa molto, per la nostra UNIMORE significa tutto: per noi che viviamo nella terra dei motori il successo inglese è molto più di un primo posto. Ne sono testimoni le numerosissime testate giornalistiche che hanno riportato la notizia, sottolineando più volte il legame evidente tra la tradizione della Motor Valley e la gioventù che avanza, rinnova, migliora e riesce a trionfare.

I numeri sono importanti per parlare di motorsport e in questo caso ce ne sono molti che descrivono la scalata al successo: 300 punti nella prova di endurance, 74 in quella di acceleration, 143 per la parte dedicata al design, 125 in autocross, altre quattro prove superate con successo, un totale di 872 punti e 5 splendidi trofei.

Le parole, però, sono molto più efficaci di quanto si pensi per aprire visuali inedite su quanto accade in una pista, sul fascino senza confronti di una macchina da corsa e sull’anima di chi studia i motori e spera di lavorarci a stretto contatto in un futuro prossimo. A tal proposito abbiamo chiesto a Gianmarco Carbonieri, Team Leader del MMR, di parlarci di certi dettagli che mettono da parte per un momento le classifiche e fanno spazio alle emozioni che si possono provare a contatto con questo mondo.

C: Innanzitutto l’intera redazione del nostro giornale vi fa i più sentiti complimenti per la stagione passata e gli auguri per quella appena iniziata. Ma tornando a noi: come nasce una macchina di Formula Student?

G: Per prima cosa ci vuole un team, un team unito che abbia bene in testa un obiettivo, così da potersi concentrare sul lavoro nel miglior modo possibile. Avere un team unito significa lavorare in un ambiente in cui ognuno può fidarsi dell’altro, quindi non ci devono essere dubbi sull’impegno degli altri compagni: questo è stato proprio il mio compito, evitare che ci fossero malintesi tra i vari membri mantenendo un clima collaborativo. La seconda cosa necessaria sono le idee giuste, le quali nascono per l’appunto da menti cooperative. Le idee giuste sono quelle che sanno sfruttare al meglio le risorse che possiedi, poiché in un campionato di Formula Student una macchina vincente non è quella costruita con il budget più elevato e le tecnologie più avanzate, ma quella che offre la miglior soluzione in base ai mezzi a disposizione. Infine, è fondamentale una buona base di partenza: non saremmo riusciti a realizzare una vettura vincente senza l’approccio con le vetture passate, poiché molte soluzioni tecniche sono state dettate da coloro che hanno lavorato prima di noi. Il pacchetto di quest’anno è infatti nato nel 2015 e successivamente le sue evoluzioni e ottimizzazioni ci hanno portato al successo. Se dobbiamo parlare in senso più tecnico una volta che il team è formato questo viene organizzato in divisioni. Successivamente bisogna capire quali sono le risorse disponibili e quali idee sviluppare e realizzare in particolare. Nel nostro caso lo scopo principale era ottimizzare i componenti, trovare un’affidabilità tale che ti potesse permettere di completare un giorno di test senza avere alcun problema e aumentare le prestazioni della macchina. Dopo ci sono le classiche fasi di progettazione, assemblamento e di test continui per conoscere al meglio la vettura. Infine, entrare in confidenza con l’auto è fondamentale, il pilota deve intraprendere un percorso mentale in cui diventa un tutt’uno con la macchina attraverso l’aiuto degli ingegneri e numerosi giri in pista.

C: Qual è la parte più interessante del progetto?

G: Sicuramente la parte più interessante è data dalla possibilità, concessaci da parte delle aziende con cui collaboriamo, di lavorare con tecnologie avanzate che altrimenti sarebbero al di fuori di ogni possibilità (si parla di materiali comunemente usati soltanto in Formula 1). Un aspetto molto legato a quello della Formula 1 e quindi sicuramente affascinante è, ad esempio, vedere tramite simulazione il percorso che fa l’aria incontro alla vettura e capire quindi come sfruttarla a tuo vantaggio. Ma in linea generale penso che ogni membro del team trovi interessante ciò che realizza all’interno della propria divisione.

C: Quanto è difficile coordinare il lavoro di un team? Ci sono stati momenti di seria difficoltà?

G: È stato molto difficile e sapevo che lo sarebbe stato. Ci sono stati momenti in cui mi sembrava di aver perso il controllo… però tutto questo mi ha insegnato molto, mi ha fatto comprendere quali errori non ripetere in futuro e mi ha aiutato a crescere come persona. La principale difficoltà è stata nel farmi rispettare e ascoltare dai miei sottoposti con più esperienza e conoscenza rispetto a me.

C: Vi aspettavate di vincere? Pensavate di avere buone possibilità?

G: Sinceramente no, non se l’aspettava nessuno. Sapevamo di avere buone possibilità prima di partire e successivamente perché la classifica ce lo permetteva, ogni volta che finiva una prova valutavamo com’era andata e ci confrontavamo con gli altri candidati al podio per capirne meglio, ma non abbiamo mai iniziato a fare i conti fin da subito.

C: Quali sono le sensazioni di uno studente di ingegneria e appassionato di corse nel momento in cui ha la consapevolezza di aver vinto a Silverstone che, come ben sappiamo, è uno dei circuiti più noti e importanti per il motorsport?

G: Veramente bello, dall’atmosfera che si crea nel team e nel paddock in generale, fino a tutte le altre squadre che vengono a congratularsi e a far festa con noi. Senti che ciò che hai realizzato è importante, che è successo qualcosa di grosso e che torni a casa con la consapevolezza di aver raggiunto un obiettivo che per un anno ti sei sudato, ti dà la carica anche per proseguire al massimo gli studi e di migliorarsi sempre di più.

C: Visto che ci siamo, smorziamo un po’ i toni seri e raccontami della visita alla sede della Mercedes, una cosa forse ironica per la squadra dell’università di Modena.

G: E’ stata bella, la fabbrica è incredibile. Pensavo un po’ più moderna all’interno ma penso sia volutamente fatta così. Tutto segue un’organizzazione precisa e ogni persona è totalmente coinvolta. Ci hanno fatto vedere un po’ tutto, mi ha colpito molto l’open space enorme dove ci sono oltre 200 persone. In realtà la visita non era prevista, dopo la premiazione ci siamo allontanati e ci hanno raggiunto due persone di Mercedes che ci avevano premiato per la vittoria dell’endurance e così ci hanno detto di questa possibilità.

C: Quali progetti avete per il futuro?

G: Sfortunatamente non ne farò parte, a malincuore dopo tre anni di attività ho deciso di uscire per finire gli studi il prima possibile. I progetti comunque sono davvero tanti, e riguardano tutte le aree della vettura, dal motore alle sospensioni, dal telaio all’aerodinamica. Ci sono mille idee e sicuramente serviranno tante persone appassionate e desiderose di fare per realizzarle sulla monoposto 2020. Non voglio anticipare nulla a riguardo, ma c’è di mezzo una sorta di evoluzione rispetto alla passata filosofia.

Ringrazio calorosamente Gianmarco per averci dedicato il suo tempo e perché senza il suo contributo questo articolo non sarebbe stato lo stesso. Le confidenze di chi ha vissuto Silverstone 2019 sulla propria pelle, infatti, mi sono sembrate la miglior opzione per farvi comprendere e appassionare a ciò che è riuscito a realizzare un gruppo di ragazzi come tanti, come noi, partiti come team e divenuti – grazie ad impegno, ambizione e determinazione – una squadra vincente.

Chiara Marino

 

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