Heaven of ash

Heaven of ash

It was cold on the highest peak, and as he shivered he couldn’t breathe. Who am I? Where am I? What is this place? There was no time for consciousness or caution, he had to move, and the mountain was only going down. There, at the lowest point, he saw, with a delightful sense of nostalgia, a forest, covered in snow, but it wasn’t natural, there was something, it was moving, a white flame, similar to mist, was breathing and living inside the trees. He saw all with marvel as the flame, silently and intimately, consumed each tree with a burning, pale love, as innocent as a first kiss. He rushed down, his heart no more his, bruising himself, falling, leaving blood on the rocks, the first color the mountain had seen; the exotic red was too strong, too intense to be part of nature’s melancholic dance.

He walked amongst the trees, infinite columns in his way, covered with snow, slowly melted by the fire’s soft yet continuous passion. Suddenly a sound, perfect in harmony, unique but yet the same; he heard it, and slowly began walking towards it, stepping on dark, burned branches and corpses of leaves. As he got closer, he reached Nothing, where was the sound coming from then? In the middle of that Nothingness was a hole, filled with water; he was standing on what the fire couldn’t get to, an element always changing but now frozen. He sat down, scared of the ice’s calm pressure, but also curious; he looked into the pit, from which a dark figure emerged, a shadow born with no light.

“Who are you?” he asked, “I am what you are missing” it replied, “I miss nothing, the mountain has given me all” “You have given yourself what was only the mountain’s, she didn’t mean those for you” “But the flame, it was love, it was emotion” “You are the son of Adam, you saw the daughter of Eve in the fire, which only lives within nature’s design” “Why was I at the peak?” “So that you could come down” “Why must I come down if here there’s nothing for me?” “So that you could live, as now you have to choose”. As the shadow spoke, the ice broke, and two doors opened, gates of gold and ivory born within water. The gate on the left of the hole had written on it “EFIL” the one on the right “HTAED”. As he entered the left door, the shadow disappeared; a garden of flowers, but with no smell, no movement, just an eternal sense of ethereal beauty; after a few steps he was already on the other side; again by the lake, but the left door was broken and the hole closed. He entered the right door, and as he stepped into the gate he saw, out of the corner of his eye that all that was left of the forest was ash, the trees were no more and the fire had died.

A tunnel, filled with infinite stars, they were beautiful, but yet so distant that he could only grab a few, which slowly faded in his hands; as he walked down the tunnel he started to feel dizzy, sensing an ominous heat and melody, both emanated by an odd looking star at the end of the tunnel; he ran towards her, he couldn’t think anymore, the temperature was rising, but he could only run, he still doesn’t see the star clearly, he must see her; he passed out.

He woke up, it was cold on the highest peak, and as he shivered he couldn’t breathe. Who am I? Where am I? What is this place? There was no time….

Dario Janjani

Testo tradotto (even though it sounds better in English)

Faceva freddo nella vetta più alta, e mentre tremava non riusciva a respirare. Chi sono? Dove sono? Cos’è questo posto? Non c’era tempo per prendere coscienza di sè, doveva muoversi, e dalla montagna si poteva solo scendere. Là in fondo, ai piedi del monte, vide, con un dolce senso di nostalgia, una foresta coperta di neve; ma non era naturale, c’era qualcosa che si muoveva, una fiamma bianca, simile alla nebbia, che viveva e respirava dentro gli alberi. Vedeva tutto ciò con meraviglia, mentre il fuoco, in modo silenzioso ed intimo, consumava ogni albero con amore bianco e bruciante, innocente come un primo bacio. Lui corse giù, il suo cuore non più suo, cadendo, ferendosi, lasciando sangue sulle roccie, il primo colore che la montagna abbia mai visto; il rosso esotico era troppo forte, troppo intenso per poter far parte della danza melanconica della natura.

Egli camminava tra gli alberi, colonne infinite nella sua via, coperte da una neve lentamente sciolta dalla passione debole ma continua del fuoco. Improvvisamente sente un suono, d’armonia perfetta, unico ma sempre lo stesso; lentamente si mosse nella sua direzione, calpestando ramoscelli bruciati e cadaveri di foglie. Mentre si avvicinava sempre di più all’origine del suono, arrivò al Nulla, ma allora da dove era nata tale melodia? In mezzo a quel Nulla vi era una crepa, piena d’acqua; si trovava su ciò che la fiamma non poteva raggiungere, un elemento sempre diverso ma adesso congelato. Si sedette, spaventato dalla calma pressione del ghiaccio, ma al contempo curioso; guardò dentro la crepa, dalla quale emerse una figura oscura, un’ombra nata senza luce.

“Chi sei?” chiese “Sono ciò di cui manchi” rispose l’ombra “Io non manco di nulla, la montagna mi donò tutto” “Tu ti sei donato ciò che era solo della montagna, niente era per te” “Ma la fiamma, era emozione, era amore” “Tu che sei il figlio di Adamo hai visto nel fuoco la figlia di Eva, ma la fiamma vive solo nella creazione della natura” “Perchè prima ero sulla cima?” “Così che tu potessi scendere” “Perchè devo scendere se qui non c’è niente per me?” “Così che tu possa vivere ed adesso scegliere” Mentre l’ombra parlava, il ghiaccio si frantumò, e si aprirono due entrate, portali d’oro e d’avorio nati nell’acqua. Sulla porta a sinistra della crepa vi era scritto “ATIV” mentre su quella a destra “ETROM”. Mentre entrava nel portale a sinistra l’ombra scomparve; si trovò in un giardino di fiori, ma non vi era alcun odore, nessun movimento, solo un senso di bellezza eterna ed eterea; dopo pochi passi era già dall’altra parte, di nuovo dal lago ma l’entrata di sinistra era distrutta e la fessura nel ghiaccio chiusa. Allora si avviò verso il portale di destra e mentre entrava vide, con la coda dell’occhio, che della foresta era solo rimasta cenere, non c’erano più alberi e senza di essi la fiamma aveva abbandonato la vita.

Un tunnel, riempito da infinite stelle, erano bellissime, ma talmente da lui lontane che fu solo capace di prenderne alcune, che svanivano subito dalle sue mani; mentre camminava lungo il percorso inizò a sentirsi confuso, avvertendo la presenza di un calore e di una melodia omnipresenti, entrambi emanati da una stella particolare, alla fine del tunnel; corse verso di essa, non riusciva più a pensare, faceva sempre più caldo, ma lui poteva solo correre, ancora non riesce a vederla chiaramente, deve vederla; cadde, svenuto.

Si svegliò. Faceva freddo nella vetta più alta, e mentre tremava non riusciva a respirare. Chi sono? Dove sono? Cos’è questo posto? Non c’era tempo…

Dario Janjani

In generale, senza un’analisi approfondita, la montagna rappresenta la vita, la foresta le emozioni, il lago la fine, per le porte basta leggere al contrario, l’ombra è la razionalità; tutto ciò con varie sfumature ed idee filosofiche comuni aggiunte:

Musica suggerita per questo testo; Besomorph-Cradles.

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