L’Arte della lotta


Parlando di sport di lotta è necessario chiarire da subito un potenziale fraintendimento, non stiamo parlando di arti marziali, ovvero pratiche legate non solo al combattimento ma alla tradizione, alla cultura e alla medicina orientale. Gli sport di lotta sono uno strumento molto difficile da maneggiare, tanto che è facile utilizzarle o scambiarle come bassa espressione di violenza incontrollata e brutale, priva di ogni significato.  Gli sport da combattimento si fanno principalmente per tre obbiettivi: benessere, autodifesa, sport o per mantenere una certa tradizione.

Innanzitutto La Boxe ha origini più antiche rispetto alla Kick Boxing, difatti la Boxe si incomincia a praticare già dal 1500 a. C. Rispetto alla Kick che fiorisce negli anni 80 del ‘900. Arrivando all’MMA (Mixed Martial Arts), questo stile di combattimento deriva da tre discipline: il Pancrazio, antico stile di combattimento greco che prevedeva l’uso di tutto il corpo in scontri che finivano con la resa o la morte di uno dei due combattenti, il Vale Tudo brasiliano ovvero “combattimento senza regole” che ha dato origine all’UFC (Ultimate Fighting Championship) e lo Shoot Wrestling giapponese ovvero lotta non simulata ma con reale contatto. I primi incontri di MMA furono organizzati negli anni ’70 dal wrestler professionista Antonio Inoki e diventeranno la base per futuri incontri che caratterizzeranno questo stile con regole e tornei. In questo momento storico l’apice è stato raggiunto con l’MMA che unisce tutte le discipline sportive da combattimento. L’MMA prende le tecniche da Boxe, Kick, Muay Thai, lotta libera, lotta greco romana e lotta a terra. Questo sport è un mezzo educativo per quello che riguarda la gestione delle nostre emozioni e pulsioni interiori, in particolare per quelle che riguardano la combattività, ovvero la voglia di misurarsi a parole o fisicamente con qualcuno. L’aggressività infatti è qualcosa presente in ognuno di noi, nasconderla o far finta che non ci sia non fa altro che lasciarla esprimere in modi non controllati, inadatti e in modo anche incosciente.

È importante saper gestire questa emozione e saperla incanalare. Sono andata ad intervistare il presidente di MMA Italia per capire in che modo si muove questa dinamica complessa, del come oggi molta gente vada a praticare sport di lotta proiettando la loro aspirazione verso un ideale specifico. Emiliano Lanci, Istruttore allo Shoot Team Academy di Modena e presidente delle ITMMAF (Italian Mixed Martial Arts Federation), ci avvisa che la società crede che queste discipline siano solo per picchiatori, gente aggressiva o per caste particolari. Nell’assurdo una persona abituata a convivere con l’aggressività impara meglio a gestirla ma non è automatico, ci sono infatti molti esempi di agonisti che pur avendo proseguito una carriera di vittorie compresi alcuni mondiali hanno alle spalle una moltitudine di precedenti penali. Quindi quello che succede in questi casi è che lo sportivo o l’agonista o cerca di lavorare e controllare le emozioni più “pericolose” oppure sfrutta negativamente lo sport di lotta per praticare la violenza. “Ritengo che una formazione e un’educazione alla violenza fornita a partire già dall’infanzia può orientare i bambini all’autocontrollo verso sentimenti esplosivi. Diversamente un adulto violento che pratica uno sport da combattimento non è detto che si calmi, può semplicemente spostare la sua rabbia all’interno della palestra oppure smettere di essere violento a causa delle gare, infatti per chi deve fare dei Match uscire fuori per strada e cercare “problemi” è controproducente. L’agonista sa che deve allenarsi e dormire presto la sera. La concezione di Lotta che abbiamo ora è data dal retaggio pugilistico che ha avuto la Boxe in America ma che ha saputo rifiorire attraverso l’MMA.

In un certo senso, continua Lanci: “Gli americani si sono mossi verso due metodi di disciplina: la lotta libera che era quella praticata dagli studenti che apparteneva alla classe culturale abbiente, poi c’era il pugilato che veniva fatto nel ghetto. Tant’è vero che molti pugili sono di origini africana o italiani. Considera che nella mia famiglia sono l’ultimo Lanci rimasto in Italia, tutti i parenti di mio nonno sono emigrati in America. Gli Italiani praticavano il pugilato, basti ricordare i campioni come Rocky Marciano e Jack Lamotta, tutti italo-americani, rappresentati come gente appartenente alla classe sociale bassa, abituata a picchiarsi in mezzo alla strada e che hanno trovato con il pugilato uno sbocco economico e sociale.

La struttura di queste palestre era malandata, situate nella maggior parte dei casi nei garage o sotterranei dei ghetti. Infatti il modello di Rocky rappresenta a pieno questo periodo, cioè uno spazio sporco e decadente dove ci sono solo pugilatori che vogliono emergere. Ma con l’avvento dell’MMA, che ha traviato questa tangente, anche le strutture si evolvono: dunque palestre grandi, nuove e ben attrezzate. Siamo cresciuti con Rocky, che veniva dal ghetto e faceva da mangiare le uova poi andava a correre, si vestiva male perché non aveva niente ma lavorava per la vittoria e per il sogno americano, infatti il ragionamento era: divento campione del mondo, divento ricco e dimostro alla società che sono emerso.

Lo Shoot Team Academy raggruppa un ambiente pulito e nuovo insieme ai vari obiettivi di allenamento dei lottatori. Le attività dentro lo Shoot Team Academy attualmente sono praticabili da tutti: uomini, donne, adulti e bambini. È logico che i bambini hanno un loro percorso. Una persona può partecipare anche una o due volte alla settimana, il divertimento a mio parere è la molla principale per praticare qualsiasi sport: se fai una cosa innanzitutto lo fai perché ti piace, o perché la vuoi provare o perché ti sta caricando. Lo Shoot Team Academy non è un posto in cui ci si picchia indistintamente da chi si ha davanti. Gli obiettivi degli agonisti e dei non agonisti sono differenti, lo Shoot Team Academy raggruppa queste due sfere in un unico posto, forma sia agonisti che vogliono gareggiare che persone che praticano MMA come sport, quindi la cosa è soggettiva, dipende dal taglio che una persona la vuole dare”. Lo Shoot Team Academy attuale, come racconta Emiliano Lanci, è molto sul modello americano, noi in America saremmo una palestra di pellegrini. Il nostro obbiettivo è quello di aprire le nostre discipline a 360 gradi. Le palestre devono essere aperte a tutti e presentarti un ambiente accogliente e non solo, la necessità sta nella divisione dei programmi: l’atleta che partecipa alle gare non si allena con la persona che viene due volte alla settimana per divertirsi, questo per fornire un ambiente adatto ad entrambi ed evitare che una differenza nell’obiettivo diventi deleteria per la pratica. Questa è la strada che stiamo seguendo e che vogliamo ampliare in futuro, è logico che quando poi uno la ritiene un’attività a livello agonistico nasce automaticamente una selezione perché chi combatte deve essere costante nell’impegno e negli allenamenti. Purtroppo la maggior parte di persone che decidono di intraprendere una strada a livello agonistico, inizialmente si fanno prendere dalla disciplina in quanto affascinante ma quando si rendono conto della pesantezza dei sacrifici da fare tendono ad allontanarsi, ecco perché fa scalpore essere considerato un combattente, ma è diverso dal combattere veramente e sono due scalini ben diversi.

I giochi dei gladiatori sono la dimostrazione e la conferma delle mie parole, gli imperatori hanno dato la violenza che il popolo voleva per calmare gli spiriti di rivolta e far sfogare il pubblico, intrattenendo con qualcosa di molto affascinante come la lotta corpo a corpo, in quel caso per la vita.

Che sia chiaro, La lotta è alla portata di tutti, ma il gareggiare è predisposto a un gruppo ristretto e selezionato. Le gare sono classificate a livelli, c’è chi fa il light, chi a contatto pieno e chi diventa professionista; altri tipi di classificazione possono essere le categorie di peso, è un ambiente strutturato e regolamentato, nonostante gli sponsor, il pubblico che osserva e vicende poco sportive che purtroppo talvolta accadono in tutto il mondo agonistico, gli sport di lotta prevedono un controllo attento del professionista per quello che riguarda lo stato fisico e mentale, che deve curare e sostenere con sacrifici e impegno costanti, impegno che deve essere garantito anche dallo sportivo che frequenta la palestra solo per divertirsi.

 

Samar Zaoui

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