STURMTRUPPEN: L’Antimilitarismo a Fumetti

Fino al 7 Aprile sarà aperta la mostra “Sturmtruppen 50” a Palazzo Fava a Bologna per festeggiare i cinquant’anni dalla nascita dell’esercito dei fumetti più famoso del mondo. Nell’esposizione c’è la possibilità di vedere le strisce più significative e conoscere meglio il personaggio che era il loro autore, Bonvi, uomo divertente come le sue vignette. Si può infatti vedere un’intervista ripresa nel suo studio mentre lavora ai suoi personaggi, e non si può fare a meno di notare quanto egli stesso si comportasse come un cartone animato. Ma rallentiamo un attimo: era il 2 ottobre del 1968 (anno di grandi mutamenti culturali di massa) quando il cartoonist Franco Bonvicini sta cenando in un’osteria modenese e durante una cena, mentre due commensali non la smettono di dirsi “grazie” e “prego” passandosi le pietanze, lui riporta la situazione in una striscia disegnata sulla tovaglia. Decide di sostituire lo gnocco fritto con munizioni esplosive e i suoi amici con truppe d’assalto tedesche durante la Seconda guerra mondiale. Nasce così l’idea della parodia dell’esercito nazista impegnato in un’improbabile guerra di trincea che sarà teatro delle quasi 6000 fra strisce e tavole che costituiscono “Sturmtruppen”, serie pubblicata su carta per molti anni, ma che trova la sua forma ideale nel programma di animazione televisiva “Supergulp! I fumetti in Tv “del 1981, all’interno del quale trova posto anche un altro mitico personaggio bonviano, il detective Nick Carter. È stato il primo fumetto italiano ad usare il format della strip americana, che adatta perfettamente i lampi di ironia e la comicità talvolta acuta e graffiante, talvolta leggera e spensierata di Bonvi. I soldaten utilizzano un linguaggio “tedeschese” caratteristico che crea per loro una vera e propria voce. Questa voce è uguale per tutti, poiché manca un effettivo protagonista, e mancano quasi completamente dei personaggi ricorrenti. Infatti, quelli che incontriamo sono per lo più anonimi, o al massimo dei Franz o degli Otto senza nessuna connotazione particolare: sono addirittura identici nell’aspetto, come una “divisa fisica” che ogni uomo si porta addosso. Nonostante la comicità spesso allegra e bambinesca fra le strip si legge un sottotesto molto più serio e critico, di denuncia alla bestialità della guerra e alla crudeltà della vita militare, fatta di rigidi ordini e precise gerarchie.

Sturmtruppen è il fumetto antimilitarista per antonomasia, che ridicolizza un ambiente ostile, rendendolo con ogni vignetta meno tragico, ma non per questo meno rilevante. La sua natura epigrammatica rende il messaggio universale, fa un affresco dell’umanità di ogni tempo, in modo che ognuno possa, ridendo, fare una riflessione. La vicenda comica vuole lasciare un’eco ben più importante di una risata nella percezione del lettore/visore, un messaggio ben più duraturo della subdola malizia o della sfrontata volgarità: un messaggio di pace.

Per concludere, vorrei parlare del grande assente delle strisce: il nemiken invisibile, sconosciuto e senza nome. Non c’è mai il minimo accenno all’esistenza di un nemico “altro”, diverso, che sia qualcosa di più di un miraggio. Anche questo concetto, perfettamente esemplificato nell’ultima vignetta, sempre mascherato da battuta, è fondamentale per capire quanto illogica e assurda sia la distinzione fra i “nostri” e i “loro”, e l’incessante conflitto che viene messo in scena come risultato di un’inutile divisione fra fratelli, purtroppo anche ai giorni nostri.

Riccardo Vezzani

Fino al 7 Aprile sarà aperta la mostra “Sturmtruppen 50” a Palazzo Fava a Bologna per festeggiare i cinquant’anni dalla nascita dell’esercito dei fumetti più famoso del mondo. Nell’esposizione c’è la possibilità di vedere le strisce più significative e conoscere meglio il personaggio che era il loro autore, Bonvi, uomo divertente come le sue vignette. Si può infatti vedere un’intervista ripresa nel suo studio mentre lavora ai suoi personaggi, e non si può fare a meno di notare quanto egli stesso si comportasse come un cartone animato. Ma rallentiamo un attimo: era il 2 ottobre del 1968 (anno di grandi mutamenti culturali di massa) quando il cartoonist Franco Bonvicini sta cenando in un’osteria modenese e durante una cena, mentre due commensali non la smettono di dirsi “grazie” e “prego” passandosi le pietanze, lui riporta la situazione in una striscia disegnata sulla tovaglia. Decide di sostituire lo gnocco fritto con munizioni esplosive e i suoi amici con truppe d’assalto tedesche durante la Seconda guerra mondiale. Nasce così l’idea della parodia dell’esercito nazista impegnato in un’improbabile guerra di trincea che sarà teatro delle quasi 6000 fra strisce e tavole che costituiscono “Sturmtruppen”, serie pubblicata su carta per molti anni, ma che trova la sua forma ideale nel programma di animazione televisiva “Supergulp! I fumetti in Tv “del 1981, all’interno del quale trova posto anche un altro mitico personaggio bonviano, il detective Nick Carter. È stato il primo fumetto italiano ad usare il format della strip americana, che adatta perfettamente i lampi di ironia e la comicità talvolta acuta e graffiante, talvolta leggera e spensierata di Bonvi. I soldaten utilizzano un linguaggio “tedeschese” caratteristico che crea per loro una vera e propria voce. Questa voce è uguale per tutti, poiché manca un effettivo protagonista, e mancano quasi completamente dei personaggi ricorrenti. Infatti, quelli che incontriamo sono per lo più anonimi, o al massimo dei Franz o degli Otto senza nessuna connotazione particolare: sono addirittura identici nell’aspetto, come una “divisa fisica” che ogni uomo si porta addosso. Nonostante la comicità spesso allegra e bambinesca fra le strip si legge un sottotesto molto più serio e critico, di denuncia alla bestialità della guerra e alla crudeltà della vita militare, fatta di rigidi ordini e precise gerarchie.

Sturmtruppen è il fumetto antimilitarista per antonomasia, che ridicolizza un ambiente ostile, rendendolo con ogni vignetta meno tragico, ma non per questo meno rilevante. La sua natura epigrammatica rende il messaggio universale, fa un affresco dell’umanità di ogni tempo, in modo che ognuno possa, ridendo, fare una riflessione. La vicenda comica vuole lasciare un’eco ben più importante di una risata nella percezione del lettore/visore, un messaggio ben più duraturo della subdola malizia o della sfrontata volgarità: un messaggio di pace.

Per concludere, vorrei parlare del grande assente delle strisce: il nemiken invisibile, sconosciuto e senza nome. Non c’è mai il minimo accenno all’esistenza di un nemico “altro”, diverso, che sia qualcosa di più di un miraggio. Anche questo concetto, perfettamente esemplificato nell’ultima vignetta, sempre mascherato da battuta, è fondamentale per capire quanto illogica e assurda sia la distinzione fra i “nostri” e i “loro”, e l’incessante conflitto che viene messo in scena come risultato di un’inutile divisione fra fratelli, purtroppo anche ai giorni nostri.

Riccardo Vezzani

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