Intervista al Rettore Andrisano

Essendo il nostro un giornale riservato agli studenti e all’università (con anche un po’ la piccola pretesa di essere il “giornale ufficiale” degli universitari) ab-biamo l’intenzione di intervistare in ogni numero un esponente di spicco del mondo accademico. Per il primo numero, come immaginabile, abbiamo intervistato il rettore di Unimore. Il rettore della nostra facoltà è Angelo Oreste Andrisano, docente di ingegneria. Docente ordinario sin dal 1990 (da quando si trasferì dall’ateneo di Bologna), prima di essere rettore ha ricoperto vari altri ruoli di spicco, tra cui di-rettore del dipartimento di ingegneria, direttore dell’Istituto di Disegno (preriforma Gelmini) e direttore Centro Interdipartimentale Intermech More.

“Come prima domanda vorremmo chiederle quale ritiene siano i punti di forza dell’Ateneo”
“Sicuramente il principale punto di forza è il posizionamento dell’Ateneo nelle classifiche della didattica, cosa che ne certifica l’ottima qualità dell’insegnamento. Ciò è dovuto al fatto che vi siano vari dipartimenti molto apprezzati, tanto da essere classifi-cati come “dipartimenti d’eccellenza”, nonché dalla forte interconnessione dell’università con il territorio, il che fa sì che l’occupazione post-laurea sia molto elevata”.

“Ci sono voci in Ateneo di una volontà di trasformare Unimore in un politecnico, come si sente di replicare?

“Posso dire che un’ipotesi priva di fondamento, come dimostrano gli sforzi fatti in questi anni per valo-rizzare il carattere generalista dell’ateneo, ad esempio con l’apertura della triennale in psicologia. Vi sono inoltre molti dipartimenti di altissimo valore oltre ingegneria, come medicina ed economia, sui quali è necessario continuare ad investire come fatto in questi anni. Senza contare che il futuro è in larga parte in mano al modo di operare dei docenti più che dalle scelte amministrative”.
“Quali sono stati i provvedimenti adottati in questi anni di cui va più fiero?”
“Aver stabilizzato il Policlinico, attivato il Muner e aperto una sede Unimore a Mantova”

“Ha qualche rimpianto?”
“Non essere stato efficace riguardo l’apparato amministrativo. I colleghi si aspettavano forse qualcosa di meglio, un’amministrazione sicuramente più snella ed efficiente. Bisogna tuttavia dire che c’è stato un forte limite dato dal contesto legislativo, che ha reso molto complicato raggiungere questo obiettivo. Per fare un esempio, non è mai stato concesso un testo unico sull’amministrazione”.

“Quanto pensa sia attrattivo l’Ateneo e come e dove pensa debba migliorare”
“L’attrattività è molta ed è dimostrata dall’incremento del numero degli studenti. Molto è dovuto al rapporto equilibrato tra docenti e studenti, ad ottime strutture e a buoni laboratori. Mancano però servizi come foresterie, campi sportivi e spazi di ricreazione degli studenti. Il motivo di queste mancanze è legato agli scarsi investimenti pubblici”
“In merito a questo le facciamo l’ultima domanda, ossia cosa crede serva per rendere Modena una città universitaria”
“Principalmente una politica più attenta e un’attenzione maggiore ai giovani da parte di tutti gli opera-tori istituzionali ed economici. In questi anni il comune si è attivato per migliorare la città sotto questo punto di vista, tuttavia bisogna fare ancora molto, soprattutto in tema di alloggi”.

 

Matteo Ballotta, Felice Moretti

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